
Dal 6 gennaio al 9 gennaio 2026 si è tenuto, come ogni anno, a Las Vegas il CES (Consumer Electronics Show) un vero e proprio show-mercato di ogni genere di prodotti elettronici. Una fiera dell’elettronica della durata di quattro giorni che al di là della mostra degli ultimi gioelli tecnologici, da tempo è divenuto un termometro dell’industria: serve a capire dove verranno indirizzati gli investimenti e quali tecnologie verranno sviluppate e quali no.
AI protagonista tra evoluzione e integrazione
Anche quest’anno il rumore è stato fortissimo e naturalmente sotto i riflettori mediatici è finita AI/IA, vera star del momento. Tuttavia se si toglie l’aspetto sensazionale e pieno di luci splendenti è emerso un segnale interessante. L’idea che AI non sia più qualcosa che stupisce, ma che prova ad inserirsi negli oggetti, nei sistemi operativi, nelle infrastrutture. In breve: meno magia e più integrazione.
AI on-device e infrastruttura diffusa
Il primo segnale è stato il consolidamento di AI “on device” ovvero direttamente sui dispositivi con evidente risparmio di tempo e di costi. Il messaggio arrivato dal CES è chiaro: far girare AI direttamente sui dispositivi non come extra risponde ad una scelta strategica. I produttori di chip lo sanno bene. Non a caso Nvidia, uno dei protagonisti centrali, spinge sull’idea che AI non sia solo un software intelligente, ma un ecosistema che dal silicio arriva all’esperienza finale. Più potenza locale vuol dire meno dipendenza dal cloud, risposte più rapide. Essa diverrà e sta già divenendo qualcosa che vive nei tuoi dispositivi. Insomma non si tratta di una democratizzazione vera e propria, ma una svolta verso un’AI meno centralizzata.
Verso una AI utile, non solo intelligente
Un secondo tema importante è che si va verso una AI meno sofisticata che non serva solo a per fare “cose nuove”, ma che produca sistemi che anticipano bisogni semplici, riducendo passaggi inutili. In breve, meno funzioni da lista marketing, maggiore attenzione al contesto di uso. Anche se non era al centro del CES si sente molto l’influenza di realtà come OpenAI. Insomma si fa sempre più strada nl’idea che AI non debba stupire, ma sprattutto funzionare, essere utile. Una logica che sta spingendo molte aziende a parlare meno di intelligenza e più di utilità.
AI e oggetti fisici: fine dell’adolescenza tecnologica
Un terzo tema concerne il rapporto tra Ai e gli oggetti fisici. Il CES è tradizionalmente il regno dell’hardware, ma nella recente edizione si è visto lo sforzo di dare maggiore senso ai dispositivi messi in in secondo piano nelle precedenti edizioni. Il che significa che le persone sono stanche di gadget che fanno tutto, ma desiderano sistemi che sappiano stare anche zitti. Stiamo praticamente uscendo dall’adolescenza dell’AI per entrare in una fase più matura quella della utilità. Essa non è più una star sotto i riflettori, bensì una componente strutturale.
Conclusioni: l’AI è ovunque, anche quando non si vede
Concludendo, da quanto è emerso a Las Vegas AI si sta trasformando da promessa urlata ai quattro venti in un’infrastruttura silenziosa e, forse, per questo più insidiosa perché quando smetti di notarla, è già dovunque!
Pierluigi Seri















































