“Si cerca la quiete affrontando gli ostacoli ma, quando li abbiamo superati, il riposo diventa insopportabile per la noia che procura; dobbiamo uscirne mendicando un po’ di agitazione”
Blaise Pascal – Pensieri
Cosa spinge gli adolescenti a compiere gesti pericolosi? Il balconing è il saltare da un balcone o una finestra, il surfing suicide consiste nel cavalcare veicoli in movimento, il planking in cui ci si sdraia ai margini di strapiombi o sui binari, in attesa che passi il treno. La moda del selfie estremo, da pubblicare sui social per ottenere popolarità.
Un tempo il rischio era associato alla marginalità e all’adesione a culture alternative; oggi è considerato un’opportunità per avere successo. Ma questi comportamenti che appaiono assurdi agli occhi degli adulti, hanno un senso per chi li compie. Sono delle strategie per scoprire la propria identità, conquistare l’autonomia e una maggiore capacità di autoaffermazione nel gruppo dei coetanei.
Il narcisismo da social media amplifica e velocizza la diffusione di questi comportamenti, davanti ad un palcoscenico su cui esibirsi, aumentando così il rischio di emulazione. Un fattore rilevante è la maturazione psicologica e cerebrale dell’adolescente, che fatica a valutare il rischio ed ha un’illusione di controllo. Prevale un grosso senso di onnipotenza, l’esplorazione del limite, la voglia di trasgredire per dimostrare di essere grande.
Nella società contemporanea, i riti di passaggio sono sempre più fluidi e meno definiti, perché l’adolescenza stessa risulta essere prolungata, senza confini chiari, perciò anche la transizione è priva di punti di riferimento. L’imperativo è prendersi cura dell’altro, attraverso l’ascolto e il dialogo, non sottovalutare i comportamenti manifesti e nemmeno quelli di chiusura.
Il ruolo educativo dei genitori è insostituibile, unitamente agli insegnanti, per preparare il passaggio, perché se un ragazzo è impegnato con un’attività sportiva o altre attività di gruppo, ha costruito una sufficiente sicurezza di sé, un buon rapporto con la famiglia, relazioni sane e difficilmente potrà perdersi.
Samuela Dolci
LA VOCE DEI GIOVANI
Chiara Persichetti – Classe 3A, Liceo Scientifico “Donatelli”
Abbiamo spesso sentito parlare di comportamenti estremi e pericolosi compiuti da adolescenti e dal punto di vista di un adolescente di sedici anni, questi comportamenti non nascono solo dalla voglia di esagerare o di attirare l’attenzione.
Spesso sono il risultato di una fase della vita complessa, in cui si sente il bisogno di costruire la propria identità e di trovare un posto nel gruppo dei coetanei. Il rischio diventa un modo per mettersi alla prova, per superare i propri limiti e per dimostrare, soprattutto a sé stessi, di essere cresciuti.
I social media amplificano questo meccanismo, perché trasformano ogni gesto in qualcosa da mostrare e da confrontare con gli altri. In questo contesto è facile sottovalutare il pericolo e sentirsi invincibili.
Il ruolo degli adulti è fondamentale, non tanto nel giudicare, ma nell’ascoltare e nel dialogare. Sentirsi compresi, sostenuti e guidati, permette di affrontare questa fase con maggiore consapevolezza e di cercare forme di affermazione personale che non mettano a rischio la propria vita.
Samuela Dolci