Una storia di guerra e privazione
Nel 1935 il contadino Aspromonte, geniere dell’8° Reggimento Genio, sbarcò in Eritrea per fare la guerra al Negus Neghesti, Hailè Selassiè.
Aveva lasciato i campi di famiglia in località La Mojia, nei pressi del lago di Piediluco, dove ogni quattro passi c’era un ruscello con acqua freschissima.
La paura della guerra, il viaggio in nave verso una terra sconosciuta e l’acqua che sapeva di nafta avevano contribuito a portare il tono dell’umore del ventiduenne militare a livelli molto bassi.
Il fronte e la paura
Dopo qualche giorno di sosta al porto, tutti furono caricati su alcuni autocarri e giunsero a un accampamento militare sopra una collina.
Alla domanda “Dove sta il nemico?”, i commilitoni risposero con un riso nervoso: “Vengono da tutte le parti, sono qui intorno a noi.”
Poco dopo iniziò il fuoco.
Aspromonte raccontava di aver sparato alla cieca, tra odore di polvere da sparo, sangue e grida disperate.
All’alba apparve la devastazione: una carneficina di uomini e animali, sepolti nella sabbia, mentre l’odore della morte restava nell’aria per giorni.
La scoperta dell’acqua
Nelle retrovie, durante i lavori per la costruzione delle strade, Aspromonte si allontanò dal gruppo e si inoltrò in un canalone.
Lì notò alcuni uccelli: tortore, rigogoli e passeracei.
Seguendo il loro comportamento, scoprì una piccola sorgente nascosta nella roccia, dove una goccia d’acqua cadeva lentamente in un piccolo catino naturale.
Bevve e si commosse.
La fontana segreta
Da quel momento iniziò a tornare ogni notte, con la scusa della diarrea, portando un barattolo per raccogliere l’acqua.
Costruì un sistema rudimentale per accumularla e proteggerla dagli animali.
Per lui quella sorgente divenne un tesoro segreto, un rifugio dalla sete e dalla durezza della guerra.
La fine di un rifugio
Con l’avanzare del fronte, l’accampamento si spostò e la sorgente divenne sempre più difficile da raggiungere.
Quando, mesi dopo, tornò nella zona, trovò tutto cambiato: la sua fontana era stata scoperta, trasformata in una struttura ufficiale con cemento armato, simboli e soldati di guardia.
Il luogo che per lui era stato salvezza era diventato un presidio controllato.
Una riflessione attuale
Anche oggi c’è chi soffre la sete.
Pensaci… e non sprecare l’acqua.
Vittorio Grechi