
L’ingresso di Terni nell’età industriale
All’indomani della breccia di Porta Pia e dell’unificazione tra l’Italia e la capitale, il XX settembre 1870, dieci anni dopo la propria liberazione dal governo del Papa, avvenuta il XX settembre 1860, Terni cessò di ricoprire il ruolo di città di frontiera con lo Stato Pontificio ed entrò pienamente nell’età industriale della sua storia.
Evento fondamentale fu l’edificazione della fabbrica d’armi: nel biennio 1871-1872 un intervento dell’ingegner Stefano Breda alla Camera dei Deputati e due relazioni del capitano Luigi Campo Fregoso al Dicastero della Guerra misero in evidenza i vantaggi offerti dal comprensorio ternano quale destinatario di investimenti industriali, sia per la ricchezza delle risorse idriche, sia per la posizione strategica nella geografia nazionale, e, infine, nel 1874, il ministro gen. Ricotti promosse lo stanziamento di fondi da parte del parlamento per la costruzione a Terni della fabbrica di materiale bellico, che avvenne tra il 1875 ed il 1880.
La nascita dell’acciaieria e delle industrie cittadine
Fatto di eguale rilevanza, dopo l’ispezione di una commissione governativa nel 1883, grazie anche all’influenza del già citato Breda e dell’imprenditore belga Cassian Bon, il ministro della Marina, l’ammiraglio Benedetto Brin, individuò il capoluogo dell’Umbria meridionale quale sito di una nuova acciaieria, controllata sin dal principio della sua attività nel 1884 dalla Società degli Alti Forni, Fonderie e Acciaierie.
In quegli stessi anni venivano fondati lo iutificio di Alessandro Centurini, le officine di Antonio Bosco, la tipografia di Virgilio Alterocca e la Società Industriale della Valnerina di Bon, che dal 1887 fornì l’illuminazione elettrica alla città.
Trasformazioni urbane e sociali
In ragione della trasformazione da placida cittadina di commercianti, piccoli impresari ed agricoltori in grande centro industriale, Terni cambiò radicalmente la propria struttura urbana, sociale e politica.
L’enorme afflusso di operai rese necessaria l’edificazione di numerose strutture abitative, spesso anche di tipo popolare; furono costituiti molti circoli di matrice politica repubblicano-radicale, socialista e financo anarchica e proliferarono le società operaie e di mutuo soccorso, tra cui la Società Generale Operaia, nel 1878 sotto la presidenza di Alceo Massarucci, già patriota cittadino di grandi meriti e amministratore pubblico.
Cambiamenti politici e nuova classe dirigente
La presenza di così rilevanti masse di lavoratori e di associazioni politiche proto-sindacali di ispirazione anti-moderata, accomunate dall’auspicio di politiche attive per il miglioramento delle condizioni dei ceti operai, portò alla soluzione nella continuità della guida delle istituzioni locali da parte dell’antico ceto di notabili liberali, resa ben evidente dalle dimissioni nel 1879 del sindaco Bernardino Faustini, esponente della destra filo-governativa.
Il rigetto da parte di Terni della propria prima classe dirigente unitaria lasciò tuttavia impregiudicata l’eredità di questa, il cui segno più evidente è ancora oggi Corso Tacito, la strada nova posta a collegamento dell’antica Piazza Maggiore e della stazione ferroviaria.
La sua realizzazione rese necessaria la profonda modifica dell’assetto urbanistico di una significativa parte del centro storico, ovvero l’esercizio di notevole coraggio politico e capacità di visione da parte dello stesso Sindaco Faustini e di suo fratello, l’architetto Benedetto, fondamentale contributore dell’opera.
Francesco Neri

















































