
Parte V
Terni nel Medioevo – Capitolo 2
Il 1552 fu un anno di paura per Terni: vagava per l’aria una minaccia di guerra tra Carlo V, che veniva in difesa del papa Giulio III, ed Enrico II di Francia in difesa di Ottavio Farnese per il ducato di Parma. Il nostro Municipio si mise subito in allarme e provvide per tempo alla messa in sicurezza della città con fortificazioni in ogni parte. Il cittadino Eligio Camporeali propose addirittura che venissero fatte delle barricate all’interno e che si munissero di inferriate gli sbocchi dei canali di acqua che attraversavano le mura cittadine. Fu allora che venne inviato a Roma il capitano Cesare Barbarasa a fare acquisto di armi e ad ingaggiare un esperto fonditore di cannoni, dato che il Municipio possedeva per questi il materiale necessario.
In questa atmosfera Giulio Castelli riedificò la torre di famiglia già abbattuta nel 1404 a seguito dell’ordinanza di distruzione di tutte le torri alte della città emessa dal generale marchese Andrea Tomacelli, legato e fratello di papa Bonifacio IX. In questo stesso anno cioè nel 1552, e per la stessa circostanza, fu costruita la torre che va sotto il nome del Barbarasa. Il suo costruttore fu proprio Cesare Barbarasa, uomo d’armi appartenente ad una famiglia molto potente e che tanta parte ebbe nell’approntamento difensivo di Terni in quel periodo.
La città medievale tra difese idriche e orti urbani
In mancanza di piante della città che documentino la fisionomia di questo centro in epoca medioevale ci porta a formulare solo ipotesi probabili sulla fisionomia e sulle sue caratteristiche più salienti. A differenza delle altre città medioevali che risultano munite di enormi bastioni, Terni non presenta una cinta muraria perimetrale con scrittura proporzionale alla sua importanza, né saldature ad anello chiuso. Assai valido elemento di difesa alla città dovevano quindi rappresentare i suoi due fiumi che, impetuosi e gonfi d’acqua, la cingevano da tre lati.
Altro elemento che caratterizza questa città nella suddetta epoca è la estesa fascia di territori coltivati ad orti nell’ambito della cinta muraria ed anche nel centro urbano. Ciò è dimostrato dal fatto che le mura seguono l’andamento dei due corsi d’acqua finendo con il delimitare una fascia di territorio molto ampia capace quindi di contenere un centro abitato di dimensioni molto maggiori di quelle che in effetti, per popolazione, contava la Terni di allora. Assai curata era la coltivazione di questi terreni grazie anche ai numerosi corsi d’acqua artificiale derivati dai due fiumi a scopo irriguo. Questo fatto ci porta anche a supporre che la Terni medioevale contasse di una certa autonomia in caso di assedio, così come offrisse la disponibilità di asilo per le genti del circondario.
La peste del 1657 e la benedizione dall’alto
Nell’anno 1657 imperversava la peste che decimava quotidianamente vite umane. Fu allora che il vescovo diocesano, monsignor Sebastiano Gentili, salì con la reliquia del sangue di Cristo in cima alla torre del Barbarasa, che rimaneva essere il punto più alto di Terni, e da lassù benedì la città. L’avvenimento fu eternato da una lapide che ancora si legge su una fronte della torre.
Bisogna dire che comunque il centro abitato di Terni si manterrà all’interno della cinta muraria medioevale fino alla seconda metà del 1800.
La via Flaminia, fonte di sviluppo per Terni
Non dimentichiamo infine quale fonte di ricchezza costituisse per la città la via Flaminia. Infatti questa via consiliare ancora oggi è esistente con l’antico nome, rappresentò, fino a tutto il medioevo strada che da Roma si dirigesse verso Nord-Est della penisola. Essa fu costruita nel 220 a.C. da Caio Flaminio che riunì di fatto vari tratti di strade preesistenti. Successivamente ebbe miglioramenti e restauri sotto gli imperatori Augusto e Vespasiano.
Usciva da Roma e dopo un breve tratto in comune con la via Cassia, dalla quale poi si distaccava a Ponte Milvio, attraversava l’Agro Falisco e l’Umbria e arrivava al mare Adriatico a Fano proseguendo poi lungo la costa fino a Rimini. Nel tratto umbro attraversava Terni, la quale, anche per la sua felice posizione geografica, si presentava quale necessaria tappa per tutti coloro che dovevano poi affrontare le difficoltà dei passi appenninici. Tutto ciò a vantaggio dell’economia locale.
Carlo Barbanera















































