
La Regina del nostro tempo
La paura è la Regina di questo nostro tempo! Non dà scampo a nessuno, chiunque ha qualche timore, più o meno nascosto, più o meno consapevole. Sebbene mantenere dentro di sé una certa quota di paura sia fisiologico e assolutamente auspicabile, altrimenti saremmo prede facili del pericolo, oltrepassare la soglia e farsi controllare da essa può essere molto dannoso, soprattutto per la nostra salute mentale.
Giovani sotto pressione
Coloro che percepiscono maggiormente questa “presenza” incombente sono, spesso, i giovani, i quali si trovano a fare i conti con una realtà che li vuole sempre più performanti, quasi automatizzati. Questo innesca in molti esseri umani un’ansia da prestazione, poiché si ha il costante timore di sbagliare, di essere nell’errore. Si può arrivare ad avere paura di tutto, delle cose brutte come di quelle belle, dei sentimenti, della felicità e di molto altro ancora.
Una presenza silenziosa ma paralizzante
Convivere con questa sensazione, che diventa quasi tangibile, a lungo andare può diventare paralizzante, anche se non lo sai, anche se continui a muoverti all’interno della tua vita. Questo perché si insinua nelle viscere e subdolamente induce ad evitare situazioni, cose, persone, persino se stessi.
Il ruolo della famiglia
Oggi i giovani vivono in una società che gli chiede tanto, forse più di quello che gli restituisce. La famiglia svolge un ruolo determinante nello sviluppo di eventuali paure, perché è la prima che dovrebbe insegnare come ci si affaccia al mondo, come ci si dovrebbe presentare, al netto del fatto che poi, chi si vuol diventare, deve essere una propria scelta.
Il pericolo dell’incomprensione
Tuttavia, se ciò non avviene o si considera i propri figli nient’altro che un’estensione di sé, presentandoli per come si vorrebbe che fossero, anziché per come sono, oltre che ad una grave incomprensione tra le parti, si genera una profonda paura di sé.
Autenticità e accettazione di sé
Si badi bene, non significa che ci si spaventa se ci si guarda allo specchio, significa che si ha timore di guardarsi dentro, di individuare chi si è, cosa ci muove, cosa si ritiene importante e cosa si vuole scegliere per la propria vita. Ciò accade perché per molti, ancora oggi, è meglio essere presentabili piuttosto che presenti a sé stessi, accogliendo le proprie sfaccettature e avendo l’autenticità di sapersi riconoscere.
Essere, non solo fare
La Dott.ssa Andreoli, in risposta all’affermazione di una sua follower:
“Ho timore di non saper fare nulla nella vita”,
scriveva:
“Non so se serva saper fare, sa. Quello si insegna anche agli oranghi. Esserci, essere. Esistere, serve a questa vita”.
Elisa Romanelli
















































