
Introduzione al contesto storico del XVI secolo
Nella prima metà del XVI secolo, nonostante il tempo trascorso dalla restaurazione albornoziana successiva alla cattività avignonese, lo Stato Pontificio era ancora caratterizzato dalla tendenza autonomista dei propri municipi e dalle lotte intestine tra di essi e le grandi case aristocratiche di origine feudale, la cui rilevanza si misurava con il numero di cardinali e Pontefici di cui ottenevano l’elezione: a tali dinamiche il territorio ternano risultava tutt’altro che alieno.
La crisi tra Collescipoli e Terni: cause e conseguenze
In effetti, negli anni ’20 di quel secolo, si assisteva ad una notevole emigrazione dal castello di Collescipoli verso Terni, fenomeno rispetto al quale l’attuale frazione cittadina espresse le proprie doglianze a Pompeo Colonna, potente cardinale dell’omonima famiglia patrizia romana e Amministratore Apostolico della Diocesi ternana; questi, tuttavia, rimase indifferente rispetto alla lamentata perdita di forza lavoro nel contado collescipolano.
Il saccheggio del 1521 e l’intervento pontificio
Al contrario, a non rivelarsi noncurante rispetto alle lamentele rappresentate fu l’orgogliosa e al tempo bellicosa popolazione interamnense, che, nel dicembre del 1521, approfittando della Sede Vacante apertasi con l’improvvisa morte del giovane Papa Leone X Medici, vide un nutrito gruppo di propri giovani organizzare una spedizione ostile ai danni del piccolo borgo, in cui essi distrussero ed incendiarono case, recisero alberi e macellarono bestiame. Conseguentemente, il collegio cardinalizio, pur riunito in conclave, inviò presso il luogo teatro di quei fatti un commissario apostolico nella persona di Bernardino Girardi da Fano, il quale con propria sentenza decise che il Comune di origine degli autori del saccheggio dovesse risarcire i danni cagionati.
L’intervento dei Colonna e l’accordo finale
Ciononostante, appena dopo l’elezione del nuovo Pontefice Adriano VI, i priori di Terni, sostenendo che quei facinorosi avessero agito in piena autonomia, promossero un appello per la revisione della decisione presa attraverso il cardinale protettore della città, Ascanio Colonna, il quale, in cambio dell’impegno a perorare la causa sottopostagli, chiese un generoso arruolamento di uomini nella forza militare guidata in Italia settentrionale da suo fratello Giulio Colonna, alleato dell’Imperatore Carlo V nella guerra contro il Regno di Francia.
Dalla rivalità alla cooperazione duratura
Fu così che Terni riuscì ad evitare il pagamento di qualsiasi compensazione fino al 1524, quando fu infine costretta ad accettare quale compromesso di corrispondere per 25 anni il tributo dovuto alla Camera Apostolica da parte di Collescipoli al posto dello stesso castello; in quell’occasione, le due comunità dichiararono il proprio impegno per una futura convivenza pacifica e fraterna e, a dimostrazione di ciò, i ternani consentirono al vicino paese di usufruire dei servigi del proprio maestro di grammatica e del locale medico condotto. Fu quello l’inizio di un sodalizio che si sarebbe dimostrato durevole e di reciproco beneficio nei secoli successivi, raro esempio di rinnovata concordia in un quadro di forti, carsiche e continue tensioni tra territori vicini e popoli confinanti.
Francesco Neri















































