
Un inizio di anno segnato dal sangue
Questo 2026 non si è presentato bene. Una strage di ragazzi in festa che brindavano al suo arrivo, nella Svizzera ex paese modello, ora terreno di scorribande di “imprenditori” mafiosi e senza scrupoli; una donna al giorno uccisa da un uomo “possidente di anime e di corpi” femminili, fragile ed incapace di amore e di rispetto; migliaia di manifestanti macellati per le vie e piazze delle città iraniane, al grido “sono nemici di Dio”, da un gruppo di signori in turbante e palandrana, improbabili rappresentanti in Terra di una qualche divinità e, di sicuro, nemici di ogni senso d’umanità ed incapaci di fare i conti con la loro incapacità di governo e la loro permeabilità ad ogni corruzione.
Stati Uniti e Russia: nuove minacce globali
Un ricco e discusso palazzinaro ossigenato, diventato per la seconda volta presidente degli Stati Uniti, in preda ad un delirio di onnipotenza, sfascia, con la democrazia del suo grande paese, ogni residuo di ordine mondiale e mette a rischio la stessa alleanza politica economica e militare, in vigore da 80 anni tra le due sponde dell’Atlantico: dazi folli sullo scambio commerciale con paesi nemici ed alleati; pretesa di ridurre gli alleati storici in vassalli subordinati ai suoi interessi, persino personali; se ci sono paesi sovrani, ma vicini agli USA, ricchi di petrolio e gas o di preziosi giacimenti minerari di terre rare, semplicemente se li prende, o ci prova, con le minacce, le armi, o l’arroganza del compratore ricco.
Per di più, per far capire come la pensa sulla convivenza nel mondo, esce unilateralmente da 66 organismi, accordi e patti internazionali, pilastri del multilateralismo pacifico e custodi del diritto internazionale, ormai evaporato; e per essere ancor più chiaro, afferma che il suo potere non ha limiti, se non la sua morale, notoriamente dubbia o inesistente.
Ad est, il capo dittatoriale della Russia, perduta l’Unione sovietica, implosa su sé stessa, prova, con inaudita violenza, a rifare un impero di stampo neo zarista, oggi, a danno dell’Ucraina e domani di altri paesi confinanti, con tanto di benedizione natalizia del Pope ortodosso, mentre viene bruciata la vita di 350.000 militari coscritti, come augurio per il quinto anno di una delle guerre più assurde, atroci ed inutili che la storia potrà ricordare.
Le tensioni in Asia: Cina e Taiwan
La nuova potenza emergente, la Cina, non appagata dai suoi successi economici, non trova di meglio che fare manovre di guerra contro uno Stato indipendente, come Taiwan.
Palestina, Israele e l’ombra del genocidio
In Palestina, un presidente, formalmente democratico, come Netanyahu, dopo la strage di oltre 40.000 civili innocenti, ostacola, in ogni modo, il processo di pace per Gaza e lascia in condizioni disumane, senza tetto, senza cibo e senza cure, migliaia di famiglie palestinesi che hanno perso tutto; solo per avere più tempo per prendersi ciò che resta della Cisgiordania ed impedire, “fisicamente”, la nascita di uno Stato palestinese per quelle popolazioni martoriate, ormai da più di 80 anni.
Le stragi dimenticate dell’Africa
Stragi e genocidi, dimenticati nell’indifferenza del resto del mondo e nella drammatica impotenza dell’Onu, si susseguono, dal Sudan, alla Nigeria.
Migranti tra morte e criminalizzazione
Le barche dei migranti continuano, anche nel nuovo anno, ad affondare nel mare-cimitero del Mediterraneo, e chi ce la fa a sbarcare sulle coste europee, sempre più viene criminalizzato e, se utile, sfruttato.
L’Europa tra disgregazione e futuro incerto
In questo quadro drammatico, l’Europa è sabotata da sovranisti nazionalisti, compreso quello italiano, già fallimentari più di un secolo fa, con le due guerre che avevano scatenato, al prezzo di 100 milioni di morti, militari e civili, sui vari fronti del conflitto; così la sua voce ed il suo ruolo mondiale appaino flebili e marginali, a fronte della nuova arroganza delle grandi potenze atomiche.
Il pericolo di una spirale nucleare
Il rischio tragico che si corre è che l’Europa Unita, l’ultimo baluardo a difesa di una idea di mondo pacifico perché multilaterale e a difesa del modello democratico all’interno di ciascun paese, possa offuscarsi, dividersi e cadere.
Le conseguenze sarebbero di un mondo che si avvita, ancor più, su sé stesso in una spirale di prove di forza e di violenza economica e militare che aprirebbero le porte ad un possibile conflitto nucleare devastante e forse definitivo.
La speranza affidata ai popoli
Questa deriva può essere fermata, solo dai suoi popoli, di certo più amanti della pace e dell’idea di futuro di una congrega di “statisti”, tra le peggiori che potessero capitare al mondo.
Giacomo Porrazzini















































