Wood wide web

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alberi

Anche le piante comunicano tra loro.

Quando a scuola studiamo le piante e il ruolo fondamentale che svolgono per il pianeta processando anidride carbonica e fornendoci prezioso ossigeno, ci facciano un’idea abbastanza schematica di come il tutto avvenga: sottoterra ci sono le radici che assorbono acqua, il fusto cresce e si protende verso il cielo e le foglie “nutrono” la pianta attraverso la fotosintesi, alimentata dalla luce del sole. Siamo inclini a pensare agli alberi come ad un qualcosa di isolato e silenzioso, ma a quanto pare non è così. Nel corso degli anni ’90, Suzanne Simard, ecologa forestale canadese, ricercatrice ed insegnante presso l’Università della Columbia Britannica, ha fornito le prove scientifiche del fatto che le piante hanno ulteriori e molteplici capacità, come quella di comunicare tra loro. La Simard, seguita poi da molti altri, ha dimostrato come il centro nevralgico della vita vegetale sia collocato sottoterra, tra i grovigli delle radici e i filamenti chilometrici dei funghi. Quindi, di fatto, quando camminiamo in un bosco, ne vediamo solo la punta dell’iceberg!

La ricercatrice espose alcune betulle ad anidride carbonica marcata radioattivamene e dopo due anni scoprì che il carbonio radioattivo era passato agli abeti vicini. Da allora, successive ricerche hanno dimostrato che le piante sono in contatto tra loro tramite l’apparato radicale, che forma una rete, e si scambiano sostanze nutritive e segnali che ne regolano il comportamento. Quindi in analogia con il ben più noto world wide web (il famoso www che usiamo quotidianamente quando usiamo Internet), wood wide web è l’espressione usata dagli scienziati per indicare la fitta rete di interazioni sotterranee tra funghi e piante, note in italiano come micorrize.

Una recentissima scoperta italiana da parte di un gruppo di ricercatori del CNR ha dimostrato che la vita del wood wide web non è completamente in sincrono con la vita della pianta, e anche 5 mesi dopo la rimozione della parte aerea dell’albero la rete è capace di mantenere la sua vitalità e funzionalità, e di stabilire nuove simbiosi con altre piante.

Queste ricerche hanno già applicazioni pratiche per far auto-fertilizzare le piante o rendere i boschi più resistenti ai cambiamenti climatici e proprio da queste sono nati i plantoidi, ovvero dei robot con sembianze di pianta, che crescono, evolvono e si muovono in modo autonomo nel suolo alla ricerca di sostanze di interesse, come acqua o nutrienti, fornire dati preziosi per il monitoraggio ambientale e sono un buon alleato per un’agricoltura più sostenibile. Inoltre, con i plantoidi sarà possibile raccogliere dati ancora poco conosciuti come la concentrazione di anidride carbonica in prossimità del suolo oppure individuare la presenza di contaminanti.

Quello del wood wide web è senz’altro un ambito molto affascinante della moderna ricerca forestale e la sua comprensione potrebbe aiutarci a tutelare meglio l’ecosistema boschivo. Se riuscissimo a carpirne i segreti potremmo ad esempio pensare di trasferire questo rapporto vantaggioso tra funghi e piante anche in ambito agricolo, al fine di ottenere colture più vigorose e resistenti e molto altro.

Alessia Melasecche
alessia.melasecche@libero.it

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