VALENTINO: un amore che ha percorso i secoli

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Ecco il 14 Febbraio: la festa di San Valentino, la festa dell’amore e degli innamorati, la festa di Terni di cui il santo martire è patrono. Uomini e donne che vivono insieme da uno come da novanta anni, oggi si scambiano un bacio, uno sguardo di dolcezza o bigliettini amorosi -i famosi valentini e valentine di tradizione anglosassone- si donano una rosa o una scatola di cioccolatini.

Mi piace che in questo giorno mio marito mi doni una rosa. Mi piace cucinare qualche leccornia ritenuta “afrodisiaca” – servita su una elegante tovaglia con un bel servizio di piatti e bicchieri e magari con luce soffusa, quel tanto che basti per creare un’atmosfera che ricordi che oggi, Festa di San Valentino, è anche la festa degli Innamorati. Lo so benissimo che è una delle tante feste (della mamma, del papà, dei nonni) inventate e studiate appositamente per vendere fiori, cioccolatini, ninnoli e oggetti preziosi. È il “mercato delle feste” sempre più invadente e ossessivo, spesso retorico e sempre più gaudente. Ma è comunque la magia della festa, una tradizione, un momento di socialità, come il Natale e la Pasqua, o la festa patronale e folkloristica o, come un tempo, lo erano le feste della vendemmia e della trebbiatura nella civiltà contadina, che segnavano un tempo di incontro, di vissuto insieme. È la magia che viene da quel misto di sacro e profano che perdura da secoli: il sacro con i suoi riti religiosi e le coppie di fidanzati e sposi che chiedono una benedizione alla loro unione. Il profano con quell’insieme di spettacoli, fiere, bancarelle e incontri festosi che ormai si legano indissolubilmente a qualsiasi evento religioso. Tutto questo ci piace. Ci piace la tradizione di San Valentino patrono degli innamorati, una tradizione ormai che ha permeato il mondo e a cui non ci vogliamo sottrarre. Una tradizione, ricordo, di origini lontanissime: il culto di san Valentino nasce infatti nell’ambito dell’ampio fenomeno di cristianizzazione di feste e riti pagani. In questo caso si tratta dei Lupercalia, festa licenziosa celebrativa della fertilità e dell’accoppiamento che si teneva a Roma alle idi di febbraio. Fu poi papa Gelasio (496 dC.) a formalizzare nel 14 febbraio la festa di San Valentino cogliendo nel Santo il “riconciliatore” di vicende amorose. La tradizione della festa degli innamorati si sviluppa poi a partire dal Medio Evo mediata dal mondo anglosassone. Ricordo solo a questo proposito che nell’Amleto di Shakespeare così si esprime Ofelia: “Sarà domani San Valentino,/ci leveremo di buon mattino,/alla finestra tua busserò,/la Valentina tua diventerò…” Ed è così che “valentini” e “valentine” diventeranno quei i biglietti che gli innamorati si scambiano in occasione della festa del Santo: una tradizione che trova un larghissimo sviluppo e mercato nel XIX sec. grazie all’intuito di Esther Howland che negli USA ne produrrà su larga scala.

Detto ciò vorrei volare più alto. Infatti mi piace ancora di più che la città di Terni da più di un secolo identificata come città dell’acciaio, sia ora identificata come “Città dell’Amore universale” e che san Valentino sia il campione di questo Amore. Il nostro caro Valentino, il Santo che proprio a Terni è nato e qui ha le sue spoglie, il Santo che donava una rosa del suo giardino per ricordare a tutti di volersi bene e rispettarsi, proprio da questa città deve lanciare al mondo il suo messaggio e divenire il faro di questo Amore, onnicomprensivo, totale e totalizzante, pieno, incondizionato che significa non solo amare, ma rispettare e dare dignità all’uomo ed anche a tutto ciò che vive intorno a lui e con lui: gli animali, la terra, la natura, l’aria che respiriamo, il cielo, la città. Tutto ciò lo abbiamo ritrovato proprio nel nostro patrono ed anche nelle leggende che accompagnano il suo operato. Esse, come tutti i miti, al di là della narrazione, adombrano sempre un significato profondo che bisogna saper riconoscere. Così è per la leggenda di Sabino e Serapia (un amore contrastato perché lui pagano e lei cristiana) simbolo dell’amore interreligioso e dunque della libertà di religione. La leggenda della rosa che il Vescovo donò a due fidanzati litigiosi diventa il simbolo della comprensione e del rispetto; la leggenda del giardino fiorito da cui il Santo prendeva un fiore perché lo portassero alle loro mamme simboleggia l’affetto tra genitori e figli; la colomba a cui egli chiuso in carcere affida un biglietto (un “valentino” ante litteram) con le chiavi del suo giardino, perché i bambini potessero entrare a giocarci, simboleggia il messaggio di pace. La tradizione non va mai rigettata: anche nelle leggende è possibile leggere messaggi di valore universale! È possibile leggere AMORE!

Loretta Santini

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