STUDIO, LAVORO E CRISI CLIMATICA

L’educazione ambientale, a scuola, come strumento culturale essenziale, per assicurare un futuro ai giovani, è stato il tema attualissimo discusso alcuni giorni fa, presso l’Istituto tecnico commerciale Casagrande- Cesi. Si è trattato di un’iniziativa che ha coinvolto numerosissimi studenti, non solo di quell’Istituto, ma, anche, di altre scuole, come il Liceo Scientifico Donatelli, il Liceo classico Tacito, la scuola media Leonardo Da Vinci e la primaria Giuseppe Mazzini.

Affrontare il tema della educazione ambientale, oggi inserita nell’insegnamento dell’Educazione Civica, significa provare a capire meglio i problemi ambientali e, soprattutto, climatici, del mondo di oggi e della situazione che aspetta al varco i giovani nel loro percorso futuro; certo, per gli effetti del riscaldamento crescente della terra, a partire dagli eventi estremi, ma, anche per il lavoro. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione
ambientalista “Pensare il domani” ed ha visto la partecipazione di Presidi ed insegnanti delle scuole interessate oltre che degli studenti eletti nella nuova Consulta studentesca; particolarmente importante è stata la partecipazione anche del Direttore di Arpa Umbria, Agenzia pubblica, che sta caratterizzando la sua preziosa attività di controllo ambientale, anche, verso attività formative e di alta specializzazione, in materia ambientale e climatica.

Nell’incontro, insieme ai temi ambientali relativi alla emergenza climatica in atto, sono state affrontate anche, in positivo, le nuove prospettive di lavoro qualificato, legate, proprio, alla transizione ecologica dell’economia. È stato ricordato che, entro il 2030, si determinerà, a causa del calo demografico degli ultimi venti anni, uno squilibrio fra gli anziani che lasceranno il lavoro, per pensionamento, e i giovani pronti ad entrare nel mercato del lavoro, di ben 700.000 addetti, sia nell’industria che nei servizi.

Se da una parte questo andamento, legato alla denatalità consolidata nel nostro paese, offrirà maggiori possibilità di occupazione ai giovani studenti di oggi, dall’altro, proprio per la insufficienza quantitativa della forza lavoro, richiederà una maggiore qualificazione professionale e più alte competenze ai giovani diplomati e laureati, su cui puntare per realizzare il grande incremento di produttività del lavoro che questa situazione impone.

Di certo si potrà assistere, finalmente, all’esaurimento del fenomeno dei NEET ( not employment, education, training ), cioè dei quasi due milioni di giovani che oggi, in Italia, non lavorano ancora, non studiano più, non si formano professionalmente; un esercito di giovani esclusi, dal futuro precario; uno spreco intollerabile di risorse umane, costrette alla disoccupazione cronica o alla assoluta precarietà occupazionale, alla carenza di copertura pensionistica in tarda età.

Si è sottolineato, in sostanza, che gli occupabili saranno di meno e, proprio per questo, servirà maggiore qualificazione per poter lavorare. Ma per lavorare dove? La risposta, a tale domanda di fondo, sta nel fatto, certo ormai, che lo sviluppo della società, e la sua stessa sopravvivenza, nei prossimi anni, dipenderanno dalle capacità che sapremo esprimere per fronteggiare il cambiamento climatico, divenuto emergenza, sulla nuova economia circolare e sostenibile, sulla diffusione pervasiva della digitalizzazione e della Intelligenza Artificiale, sulla tenuta della coesione sociale e della democrazia, messa in pericolo dalle disuguaglianze crescenti. Un insieme di temi ed obiettivi che si può chiamare con una sola parola: sostenibilità.

È stato posto all’attenzione degli studenti presenti che, se è vero che le scelte di fondo, per promuovere uno sviluppo nuovo e sostenibile, sono nella responsabilità della politica e delle grandi forze economiche, tuttavia, il mutamento negli stili di vita e di consumo riguarderà tutti i cittadini e tutti gli aspetti della vita sociale, anche dei giovani. Di certo essi non sono responsabili dello stravolgimento del clima, ma, ne potranno subire le conseguenze più dure. Al tempo stesso è stato sottolineano che le correzioni più grandi, al modo in cui l’Umanità vive sulla Terra, dovranno essere realizzate proprio nel corso della vita di adulti dei giovani studenti di oggi; essi sono messi difronte ad una grande responsabilità generazionale e ad una grande opportunità individuale e sociale. Serviranno di certo, nuove consapevolezze e competenze che, a livello di base, solo la Scuola può promuovere e poi gli studi universitari perfezionare.

Giacomo Porrazzini