Senza lilleri…

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lilleri

La Terni che tutti amiamo è quella così ben narrata da Loretta Santini, vero nume tutelare della storia e delle storie della nostra città, una città tutta frutto e operosità dell’ingegno di semplici cittadini. Fateci caso: non c’è, negli ultimi decenni, un seppur minimo avvenimento in cui si riesca a scorgere la presenza fattiva o l’intelligenza operante di qualche politico, amministratore, sindaco, assessore, presidente, direttore… nessun Alterocca, per dirla in breve.

Cosa avviene ormai da tempo? Chi è sconosciuto alla cultura e non ha mai realizzato qualcosa di buono per la città, sgomita ognora per cercare di rappresentarla là dove si percepiscono compensi, non di rado straripanti. Chi invece, impegnato gratuitamente nel nobilissimo volontariato, inventa e realizza grandi benefici per i cittadini, non pensa certo a fare altro, men che meno a militare in fazione o scodinzolare in club riservato. L’ultimo monumento pubblico “donato” alla città di cui si ha memoria è la fontanella bassa e lunga che si appoggia alla chiesa di san Tommaso, ora magazzino di reperti paleontologici. Sta lì impotente da anni, non ricordo più quanti, né ricordo chi siano stati i geni che l’hanno ideata e voluta, né perché sia stata messa lì, con quale scopo.

Quanto amerei sapere se quell’arredo urbano abbia in comune qualcosa con la storia di Terni! Quel che è certo, comunque, è che non ha mai funzionato. Ma se parliamo di altre opere di vero ingegno, di creazioni artistiche o culturali che siano state inventate, ex novo, da qualche amministratore, vaghiamo nel nulla fino ad arrivare al Vicesindaco Fabrizio Pacifici che ha creato, per Terni e per l’intera umanità, uno dei più grandi centri di solidarietà e di realizzazione di diritti umani esistenti al mondo.

Ricordo poi l’ottimo sindaco Giacomo Porrazzini, professionista ed eccellente uomo di cultura e i miei docenti al liceo, Dante Sotgiu e Piero Adorno, in grado di intervenire ad altissimo livello tanto nella letteratura, quanto nell’arte, quanto nella musica.

Chi non ricorda l’Agimus, chi non ha mai letto quei formidabili libri di storia dell’arte adottati in quasi tutti i Licei italiani? Il resto, zero carbonella o giù di lì. Da molto tempo, dunque, persone opacissime, insignificanti dal punto di vista professionale e culturale, mai visti ad un incontro tra cittadini, a conferenze con cittadini, a organizzazioni dei cittadini, si sono industriati e si industriano come sedicenti amministratori. Alcuni siedono addirittura accanto al sindaco (assessori) con il proposito di fare, per la città, quello che non hanno mai mostrato di saper fare, né realmente fatto, in precedenza.

Così, all’improvviso, si mettono in mente di aver conquistato otto lauree, di essere geni che sanno progettare, creare, fare, dire, baciare… Ed ecco allora i problemi nella nostra bellissima città: la cultura, i cittadini, Terni stessa vivono appartati, isolati rispetto al cosiddetto potere centrale. Non c’è unione, e forse neanche speranza, perché il grande nostro problema è proprio quello della impreparazione e della scadente capacità culturale, politica e progettuale, di chi gestisce, intra et extra moenia, la pubblica amministrazione.


 

Mi rendo perfettamente conto che “senza lilleri non si lallera” (ho italianizzato il proverbio toscano), che, cioè, si deve sempre e comunque onorare tutte le spese e che nulla ci viene regalato.

La mia filosofia però, il mio stile di vita, il mio continuo e costante comportamento non sono quelli di chiedere prima di dare, chiedere ad esempio in nome della adesione ad un partito o della iscrizione ad una società di mutuo soccorso, ma di dimostrare prima di chiedere. Sono, da sempre, molto distante da caritatevoli, amichevoli, mafiose prassi operative. Ho insistentemente cercato di dare l’esempio in prima persona, contando solo su me stesso e così intendo proseguire, anche se questo mio agire mi ha fatto spesso considerare un vero e proprio sovversivo. Devo però constatare, con amarezza, che tra tanti lettori che da anni seguono i miei magazine (164 numeri de La Pagina, 32 numeri de La Pagina Umbria, 10 numeri de La Pagina Europa – in tutte le lingue), tutti per magnificare la mia terra e la mia città, di fronte a innumerevoli miei progetti, tutti apprezzatissimi dal fior fiore della cultura, non solo cittadina, non ho mai ricevuto considerazioni lusinghiere od anche, perché no, una proposta di aiuto, anche piccolo, finanziario. Per i miei concittadini, sembrerebbe proprio che dover gestire un consistente insieme di professionisti della cultura con il fine di portare alla luce la bellezza della nostra città o per tentare di realizzare importanti scenari futuri, debba essere, per il sottoscritto, un pressante obbligo mentre invece possa essere un disinvolto optional per i mercenari della partitica e di alcune gaudenti istituzioni! Dalla classe cosiddetta dirigente no, da quella non mi sarei mai aspettato niente perché là lettura e studio difettano e perché la riconoscenza è sentimento per uomini. Ancor più amaro è dover assistere al brigare di chi, gestendo montagne di finanze pro urbe, è perfino riuscito, con l’arte sopraffina del confondere la trasmissione della cultura con il mercato delle vacche, a trattare, unilateralmente e un tanto al chilo, la diffusione culturale sul mio magazine al fine di umiliare chi, come me, compie miracoli, sempre e solo a favore di Terni, e strappa anche l’anima per non rimettere mensilmente cifre eccessive, a non poter accettare la loro miserevole ed offensiva offerta. Ma, casi osceni a parte, si assiste vieppiù a gente che critica tutto e tutti… ti aspetteresti da costoro qualche intervento attivo, qualche idea creativa, un progetto. D’altra parte se neanche gli amministratori sono riusciti mai a dirci cosa fare della nostra città, nella quale ogni tanto qualche negozio è ancora aperto, è chiaro che il singolo cittadino rimane frenato, si pasce di inedia e di ignoranza comune. Ecco perché chi gestisce e dirige ha l’obbligo di proporre e promuovere e di non essere solo un passamano della ordinaria amministrazione. Ma, soprattutto, ha il dovere di collaborare, caparbiamente e continuamente, con i cittadini, cercando di promuovere le idee migliori, senza pensare di essere diventato, lui stesso, ex abrupto, un vero e proprio genio pensante!

Giampiero Raspetti

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