NUOVA LUCE SU CARSULAE

EMERGONO NUOVI REPERTI STORICI

Prosegue la storia dell’antica città di epoca romana, meglio nota come l’area archeologica di Carsulae, dal 15esimo secolo oggetto di scavi, ricerche e approfondimenti. A venire alla luce questa volta tramite la nuova campagna archeologica di scavi sono un importante ambiente pubblico, di riunione del senato locale, ovvero la curia; una grande “domus dei mosaici” ricca di decorazioni che, probabilmente, fungeva da spazio polifunzionale per ricevere i magistrati dell’epoca, insieme al sistema di smaltimento delle acque della domus ed infine materiali antichi quali una moneta d’Adriano, un castone di anello in corniola raffigurante una scena pastorale e un anello in bronzo con un’incisione.

Gli archeologi, che sono a lavoro nella zona, hanno spiegato ciò che hanno trovato. Il primo a spiegare è l’archeologo Massimiliano Gasperini che spiega come nell’angolo nord ovest della piazza del foro, si siano posti due obiettivi nella nostra campagna scavi di quest’anno: la prima volta gli scavi li hanno effettuati nel 2017, quando avevano riportato fuori quasi tutta la superficie di questo centrale spazio della città romana.

Nel 2023 hanno, invece, riportato alla luce questo grande ambiente di cui sospettavano l’esistenza ma non conoscevano la forma perché era completamente interrato, ripulendo si sono resi conto che era il settimo ambiente, il quale immaginavano già dovesse essere un importante ambiente pubblico, probabilmente è la curia, il luogo di riunione del senato locale di Carsulae. Hanno così avuto la possibilità di indagare per estensione l’area che era organizzata in tre navate, due file di tre colonna di cui sono rimaste le basi in pietra.

Un dato molto interessante emerso durante l’indagine è l’individuazione sul lato dell’est di due sepolture, a seguito  dell’indagine scientifica hanno capito che fossero riconducibili al periodo successivo dell’abbandono. Attualmente le sepolture che sono in fase di studio per far si che si possano datare, probabilmente, però, si tratta di sepolture di persone che successivamente all’abbandono della città, continuavano a vivere nella zona.

Valerio Chiaraluce, archeologo racconta invece della domus dei mosaici: si tratta di uno dei più grandi edifici che abbiano mai scavato. Infatti, è una vasta area di 2.005 metri quadri, presso l’angolo sud ovest del foro che è occupato da questa grande domus, che negli anni passati ha dato molte soddisfazioni agli archeologici, tanto che la chiamavano “domus dei mosaici” in quanto ha restituito pavimentazioni musivi, con tessere bianche e nere a decorazione geometrica, tra cui quella di un grande salone che ha la particolarità di avere una cornice che raffigura una cinta muraria.

La domus è molto grande e ricca di decorazioni, forse anche troppo per essere di un privato, quindi gli archeologi hanno ipotizzato che si trattasse di una domus pubblica, uno spazio polifunzionale per ricevimenti di magistrati di caso. Inoltre la domus ha due atri e due peristili.

Si sono trovate, inoltre, le basi delle colonne della seconda area porticata, probabilmente un peristilio e anche parte del sistema di smaltimento delle acque della domus, che consiste in due cunicoli sotterranei.

Elena Cecconelli

 

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