Mala tempora currunt, sed peiora parantur

La Politica –Scienza e arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello Stato e la direzione della vita pubblica, così nella Treccani- dovrebbe assicurare giustizia per opera, nell’intero territorio italiano, di un primo ministro e dei suoi ministri mentre, nelle città italiane, di un sindaco (da sun dike, colui cioè che è con, ovvero arreca, giustizia) e dei suoi assessori che, appunto, siedono attorno a lui. Il primo ministro deve essere il primo servitore dei cittadini.

Il nome deriva, infatti, da minus e dal suffisso comparativo ter e significa essere meno degli altri, essere cioè al servizio degli altri. Quanto detto vale anche per un qualsiasi ministro del culto che si deve, appunto, porre al servizio di tutti -fedeli e non-, impegnando esclusivamente le proprie forze e nessun’altra sostanza. Ne discende con immediatezza che maestro, il cui etimo è magis ter, stia a significare essere più degli altri, cioè superiore agli altri, quindi guida ed educatore. La Politica allora, quella bella e disinteressata, prevede la presenza, nei suoi attori, tanto dell’essere servitore quanto dell’essere guida. Fulgidi esempi ce ne sono, nella storia del nostro Paese. Un modello su tutti di alta rappresentatività politica è stato il Presidente Sandro Pertini.

La partitica –Aggregato di persone con idee, intenti, gusti comuni, diversi però dall’universale, così in Ottorino Pianigiani-, osserva i fatti generali inquadrandoli nell’ottica di una sola parte. A mano a mano che la Politica appassisce e svilisce, la partitica prende il sopravvento. Gli assunti pecorecci, sempre più potenti, di quest’ultima diventano degli assoluti, si briga solo a favore della propria ingorda fazione e la parola d’ordine magicamente diventa: Patria sopra tutto (Deutschland über alles), intendendo: Noi e soltanto noi[1]. In nome allora di un risultato fatto oscenamente passare come superiore, tante pecore smarrite (con del sottofondo, a dire il vero, feccioso) si sono trasformate in macchine del crimine, riuscendo addirittura a bruciare vive moltitudini di persone. Così è avvenuto cento anni fa, così potrebbe avvenire anche oggi! Se non ci impegnassimo finalmente nella cultura classica ed in quella scientifica, cioè nella cultura tout court, avverrebbe di nuovo, oggi o domani od anche tra centinaia di anni. Solo la cultura risulterà vincente nei confronti dei barbari bra-bra e di quelli dalle lunghe barbe e dai lunghi coltelli.

La politica di parte fioriva indisturbata fino a qualche tempo fa, quando quel poco di cultura e quel tanto di ricchezza era stipata nelle rapaci e canagliesche mani di ministri del culto e di ministri del furto. Erano due le schiatte, una degli addetti al sacro, l’altra di sangue blu, quello che uccise di più. Oggi, una partitica resa squallida cerca nuovamente di assumere dominio assoluto, quello che induce i suoi politicanti a cercare, costi quel che costi, di aggiungere privilegi e sconcezze a quanto già accumulato. Continuare così significherebbe far scoppiare  di nuovo il bubbone nero! Assisteremmo allora al richiamo ad un ordine consistente, come sempre, nel salvaguardare i servi, ignoranti ma fidati e, al contempo, nel massacrare il resto della popolazione. Dopo tanti lutti, dovremo ricominciare da zero verso la strada dei diritti umani, della democrazia, della civiltà! La questione si fa tanto più preoccupante soprattutto perché anche quei partiti che si riempiono ancora oggi la bocca con la parola democrazia, appaiono del tutto inadeguati per la Politica, rimanendo spesso al servizio di interessi retrogradi e gruppettari.

Perché penso sia così? Perché nella politica nazionale, ma, soprattutto, in quella territoriale, non trovi, oggi che la inusitata rivoluzione digitale rende iperdiverso anche il domani, una sola, piccola idea, di futuro. Nelle faccende amministrative locali la situazione è davvero triste: si assiste solo a botte e risposte tra una parte e l’altra. Si sbercia in continuo sugli arzigogoli degli uni o degli altri. Non una idea seria, non un progetto unitario, non una visione globale. Stanno tutti con testa annacquata e piedi caldi. Se parlamentari, poi, vivono da nababbi a vita. Ugualmente se hanno operato in Regione. Ma che Italia abbiamo raccapezzato? Quanto dobbiamo lavorare per mantenere fannulloni, non di rado, purtroppo, solidali con la mafia? Se, come appare, non si ha la più pallida idea in merito al futuro di una città e di un territorio, ci si fermi, non si domandi ad altri, non si commissioni il nostro futuro ad agenzie esterne, completamente avulse, quest’ultime, dalla linfa viva della città, né, se possibile, si vada subdolamente copiando da altri. Dobbiamo infatti prendere atto che ancora oggi, dopo mesi e anni di chiusura e di decadimento della città, nemmeno una volta un qualche desso sia riuscito a dire ai cittadini: cerchiamo insieme di realizzare un futuro sostenibile, prima che sia troppo tardi -ma forse è già troppo tardi-, una unione di tutti, una sorta di Stati Generali della città. Il silenzio assordante che irrompe dalle istituzioni significa solo che si considera tutto vada bene, tutto sia normale.

Le mie riflessioni sono probabilmente dettate da atroci spasmi gastrici. Spero che la verità sia ben diversa da quella dettata dal demone Incubus -che come dote particolare aveva, però, quella di un sano vaticinio-, ma, in un momento in cui la partitica sta offuscando e rovinando tutto il luminoso mondo della Politica -i partiti sono diventati addirittura padronali, con tanto di nome e di cognome del loro caporaletto-, qualche sospetto è pur sempre legittimo. Auguri e figlie femmine!

Giampiero Raspetti

[1]

 Heinrich Hoffmann von Fallersleben scrisse la poesia Das Lied der Deutschen, La Canzone dei Tedeschi, di tutti i tedeschi, ma poi la masnada nazista la impose e fece conoscere come Deutschland, Deutschland über alles, cioè Noi tedeschi sopra tutti gli altri.