Letterina a Babbo Natale

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Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

quando girerai per il cielo sulla tua slitta tirata da renne e poi scenderai nei camini delle case per lasciare nel tuo sacco rigonfio i tuoi doni, leggi, ti prego, questa mia letterina.
Non desidero profumi, gioielli, vestiti, cellulari per i grandi, né giocattoli o dolciumi per i piccoli.

Voglio la salute, la morte del covid-19 e di altre brutte malattie (sì perché il covid ci ha fatto dimenticare problemi ben più gravi, invalidanti e letali).

Voglio la compagnia dei miei cari, voglio i loro abbracci e quello degli amici; le cene e le risate in compagnia; le passeggiate per il centro storico o per i centri commerciali a sbirciare le vetrine e magari a comperare una cosa superflua solo perché mi piace; voglio fermarmi per strada o a chiacchierare a ruota libera del più e del meno, o ad ammirare la mia città, magari denunciandone le carenze.

Voglio fare le file ammassati nei negozi o agli sportelli bancari e postali.

Voglio che i bambini tornino a tirare a pallone nei campetti esultando per il goal e abbracciandosi felici e orgogliosi.

Voglio che tutti gli studenti di qualsiasi età tornino a scuola e lavorino in gruppo e si accavallino sui banchi o sulla cattedra per vedere insieme qualcosa che devono imparare. Poi, all’uscita dalla scuola, si diano pacche sulle spalle e si organizzino per giocare insieme. La scuola è elemento fondamentale non solo per l’apprendimento e la conoscenza, ma per la socialità, per imparare a relazionarsi con gli altri, per la formazione della propria identità e la propria crescita intellettuale.

Voglio che le piazze si rianimino, che i giovani ricomincino a incontrarsi nei pub a bere e mangiare insieme, accettando volentieri anche con un po’ di schiamazzi per strada fino a tardi; che i fidanzatini camminino abbracciati guardandosi negli occhi e scambiandosi baci.

Vorrei che gli anziani si ritrovino sulle panchine dei parchi o alla sperella a godersi il sole o nei centri sociali a farsi compagnia, a giocare a carte e a ricordare il loro passato tra un rimpianto, una nostalgia e un sorriso e i nonni -quelli che sono rimasti separati per le restrizioni- potessero riabbracciare i loro nipotini e coccolarli con dolcezza come solo loro sanno fare viziandoli fino all’inverosimile.

Basta con il suono delle ambulanze e le lunghe file davanti al pronto soccorso; basta con il dover sentire ancora il numero di contagiati o di morti e le statistiche spesso impietose che attendiamo con la speranza che quell’indice (R0 o Rt) diminuisca.

Basta con le estenuanti polemiche sul vaccino, sulla sua validità, sull’opportunità di farlo e non farlo e anche che si smettesse di straparlare e ergersi a giudici di tutto.

Vorrei soprattutto non vedere la fila dei poveri -e sono sempre di più- a cui viene distribuito un piatto caldo perché non hanno più di che vivere.

Vorrei una sanità funzionante e funzionale, organizzata, efficiente, lungimirante e, dunque, capace di affrontare i problemi con tempestività ed energia.

Vorrei lasciare la solitudine alle spalle e quel senso di impotenza che ti pervade di fronte alla pandemia.

Vorrei togliere la mascherina che non fa vedere il mio sorriso e mi costringe a parlare con gli occhi.

Babbo Natale, non lasciare che questo virus ci porti via anche il sorriso.

Vorrei dimenticare il 2020, un anno sospeso nella vita di tutti noi, ma poiché non si può, vorrei prendere da esso gli insegnamenti sulla vita, su ciò che conta veramente a partire dalle piccole cose, sulla solidarietà, sul senso civico, sull’attesa, sulla speranza e anche sulla consapevolezza che eravamo felici e non ci abbiamo fatto caso.

La notte dell’ultimo dell’anno, in casa solo con i miei affetti più cari, butterò dalla finestra l’anno vecchio e, nel brindare all’anno nuovo, guarderò il cielo per cercare un segno di un futuro migliore e chissà che non vedrò spuntare un arcobaleno anche di notte!

Infine, caro Babbo Natale, lascia in ogni casa questi due bigliettini:

Anche se il timore avrà sempre più argomenti, scegli la speranza. (Lucio Anneo Seneca)
Finirà anche la notte più buia e sorgerà il sole. (Victor Hugo)

Loretta Santini

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