L’ARCA DI NOE’

Il fenomeno è lontano nel tempo e nello spazio: è avvenuto attraverso i millenni, è avvenuto in ogni parte del pianeta. Quest’uomo dolente, inquieto, in pericolo costante ha scongiurato al genere umano il triste destino dell’estinzione.

Quante arche di Noè nel destino dell’umanità!

E’ stata una prorompente esaltazione di vita a permettere agli abitanti del pianeta di fronteggiare eventi catastrofici, affrontare esodi di massa, soccombere e risorgere.

Il pianeta nella sua grandiosità ha ammaliato chiunque lo abbia abitato e transitato, ma è stato anche palcoscenico di scontri cruenti, come se, anche il più insignificante pezzo di terra dovesse essere conquistato, piegato alla volontà dell’uomo…o forse essere l’uomo piegato alla sua volontà.

Emigrazione e nomadismo definiscono gli spostamenti umani di etnie, ceppi, tribù, popoli quando, fin dai primordi della vita, gli esseri umani vollero cercare e trovare quel lembo di terra che accogliesse ogni loro respiro e fosse loro dimora protettiva e salvifica.
Fu un continuo spostarsi, fuggire per salvarsi perché quelle terre feconde erano in balia di eventi geologici catastrofici, di mutazioni morfologiche mai stabilizzate. Per millenni le variazioni climatiche accompagnarono l’umanità rendendone precaria
la stabilità e ogni forma di stanzialità tanto che il nomadismo fu sempre, più che una fuga, una ricerca di vita. .. e la ricerca di vita è ancora e sempre l’insopprimibile bisogno dell’uomo di godere della propria esistenza in un luogo sicuro che accolga il suo diritto di essere.

L’ultima glaciazione si ebbe circa 12 000 anni fa e in un lento migrare il pianeta divenne ovunque patria di popoli che fermarono il loro errare per diventare stanziali.
Si popolarono gradualmente le regioni continentali dell’emisfero boreale, poi le foreste del nord Europa, infine, in tempi più “recenti”, i deserti tropicali.

Gente con stessi tratti somatici, stesse abitudini di vita, stesse regole da osservare, stessa tensione verso un’entità soprannaturale a cui richiedere protezione e salvezza, ebbe finalmente un territorio su cui insediarsi.
La recinzione che eressero intorno a loro era un baluardo di difesa da nemici esterni, ma soprattutto era la difesa del loro mondo interiore, di quelle convinzioni mentali e spirituali che, nel travaglio di secoli, avevano costruito e costituito come fonte culturale da osservare e onorare.

Condizionamento sì, cultura sì fino alla difesa estrema, fino al fanatismo.

L’istinto predatorio, mai sopito, non darà, però, tregua ad un’umanità tesa all’appropriazione di territori, all’annientamento di culture diverse.

Il “diluvio universale” con selvaggia violenza come solo l’uomo sa mettere in atto, non ha mai cessato di essere e come sempre “l’arca di Noè” ha riservato una via di fuga.

Che siano aeroporti, stazioni, porti poco importa, si tratta di fuggiaschi, naufraghi già prima di partire,naufraghi nelle loro terre natie. Viandanti in transito,con pochi stracci al seguito, ma con intatti i loro ricordi, le loro storie, le loro emozioni, per ricominciare a vivere dopo l’approdo.

Attraverso il tempo le modalità sono cambiate. L’arca ha accolto uomini con valigia di cartone, la tristezza nel cuore, un amico lontano ad aspettare, ha accolto famiglie che dal nord dell’Europa, per carestia, sono approdate in America, ha trasportato lontano chi
scappava per disastri nucleari, per epidemie.

Il barcone è l’arca del momento, ma non più sicura, non più dimora accogliente per metterti in salvo, ma mezzo precario per accatastare corpi in fuga da guerre, dalla fame, dalla violenza.

Uomini che si imbarcano sapendo di poter morire, ma restare non vuol dire vivere, donne che si assiepano all’interno dell’arca con un cucciolo in grembo sapendo che potrà non scendere…

 …passato il diluvio!

Sandra Raspetti

 

Giampiero
Grazie …
Un anno senza, ma forse un anno ancora
con lui, almeno per tutti coloro che hanno
voluto accompagnarlo, attraverso sentieri
impervi, verso mete di conoscenza e aprire
con lui spiragli di futuro che può essere
immaginato, confezionato solo con l’enfasi
di una mente che crea, con il rigore di un
pensiero che progetta. Un cammino il suo
sempre proteso ad ampliare l’orizzonte così
che la meta non fosse mai raggiungibile
perché il piacere di sapere, di scoprire non
conosce limiti, non indugia in soste, non
conosce fatica e sacrificio. È ancora qui
con la caparbietà di un uomo irriducibile,
con la comprensione di un uomo buono, con
l’irreprensibilità dell’uomo onesto.
Sandra