L’anima e la mente

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La pandemia accelera il futuro, un futuro dettato, in gran parte, dalla digitalizzazione, fenomeno abbastanza recente che, volenti o nolenti, rimodella usi e costumi, azioni e pensieri, mondo del lavoro e mondo sociale. Le nuove città che edificheremo dovranno tener conto soprattutto della digitalizzazione e delle sue conseguenze: quasi a nulla valgono oggi strade aggiustate, 4 lucette e un po’ di crustula pueris, magari con aggiunta di qualche cattedrale del deserto. Siamo sommersi da cellulari di ogni tipo, da personal computer, da tablet… ed è lì che i giovani trovano un mondo, inusuale ai tempi della nostra gioventù, che li ricovera. Lì insolite e pericolose amicizie, inedite esperienze, nuovi legami e desideri inconsueti.

Tutti noi trascorriamo moltissimo tempo on line, 24 ore su 24, per scelta, per diporto, per necessità, per obbligo. Lavoro, acquisti, prenotazioni, comunicazioni, giochi: tutto ormai avviene prevalentemente davanti a uno schermo, sedendo o camminando, soli o in compagnia, ma sempre all’interno di una dimensione immateriale nella quale rimaniamo ormai, completamente ed irresistibilmente, avvolti. Molti possono essere i pericoli rispetto alla tradizionale maniera di vivere e di concepire fenomeni e noumeni. Essendo infatti avviluppati nell’infosfera subiamo delle influenze nascoste e, se non si è molto vigili nell’adottare necessarie cautele, saremo soggetti a controlli e pressioni da parte di chi ci consegna tecnologia e poi ci appioppa a chi gestisce nostri dati personali, in particolare orientamenti culturali, politici, religiosi, sessuali, simpatie ed idiosincrasie. Tutto questo, trasformato in Grandi Elenchi di Dati, è raccolto da aziende, istituzioni pubbliche e partitiche che, con immediatezza, ci sommergono di proposte, di fake news e di massicce dosi di oggetti da acquistare o da idolatrare.

La nuova tecnologia digitale modificherà le nostre strutture cerebrali, proprio per l’isolamento davanti a uno schermo, dove aumentiamo le esperienze virtuali, ma diminuiamo a dismisura quelle reali. Ci si intrattiene anche in variazioni sulle modalità d’amore comunemente esercitate, sostituendole con nuove alchimie virtuali! Il rischio è anche quello di perdere o fiaccare sentimenti come la solidarietà, la socialità, la comprensione reciproca, perché immersi in una rappresentazione dei fatti sempre più convenzionale e standardizzata. Il mondo sembra così essere tutto davanti a noi, ma le esperienze dirette si restringono, fino, a volte, a scomparire del tutto.

Domando: ma davvero riusciamo a capire quello che sta avvenendo? Abbiamo tutti intelligenza e cultura tali da poter comprendere, fare inferenze, stabilire una gerarchia di significati, formulare concetti astratti, elaborare una visione del mondo articolata, complessa, critica? Questo è un interrogativo! E ancora, con riferimento particolare alla nostra città: cosa sarà del commercio? Come cambieranno mobilità e configurazione stessa di Terni? Sapremo misurarci con l’impresa verde, l’economia circolare, la transizione energetica? Sapremo sciogliere il grandissimo nodo della sanità pubblica, senza assoggettarla alla sanità privata, se non, eventualmente, a quella illuminata, agente cioè esclusivamente con risorse private? Per non parlare poi di tutti gli altri Grandi Interrogativi che attengono alla nostra vita sociale, concreta, ma anche sentimentale ed intima. Credo dovremo abituarci, in molti, a lavorare a distanza, con uno scadimento del rapporto diretto amicale e conviviale. Anche per gli spettacoli e per alcuni sport dubito fortemente potrà esserci ancora l’ammassarsi uno a contatto dell’altro che avevamo nei teatri e negli stadi. Avremo invece bisogno di un ambiente sano e di città con meno rumori e più suoni, zero fetori e innumerevoli profumi. Una città che si estenda nella campagna e una campagna che penetri in città. Pensare ad altre faccenduole senza cercare di avviare a buoni esiti tutte queste problematiche significa soltanto prendere per i fondelli, se stessi e gli altri, od anche menare il can per l’aia nel fare altro, proprio per nascondere l’incapacità di risolvere i veri problemi che la pandemia, la digitalizzazione, il futuro stesso stanno imponendo! Prima allora di disegnare muretti, stradine e magazzini occorrerà interessarsi dell’anima e della mente della città futura. Poi verranno gli arti.

Terni è, in questo, davvero unica e privilegiata: l’anima è rappresentabile con il gigantesco Valentino, la mente con il grandissimo Virgilio, i nostri veri Numi Tutelari. Senza questi formidabili apporti si gira disperatamente a vuoto, anche con eventuale e sperabile padronanza della tecnologia digitale e dei suoi macroscopici effetti!

Giampiero Raspetti

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