LA POLITICA nei miei ricordi e nella mia coscienza

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Terni piazza

Fioriva la politica, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale: incontri per discutere, riflettere, progettare.

Militanza diretta e consapevole: tutti cercavano di contribuire alla ricostruzione del Paese. Lo schermo televisivo non era ancora presente in ogni abitazione; il sapere popolare era alquanto tipico, circoscritto, per cui, a volte, si ripetevano vecchie frasi trasmesse dalla tradizione orale, da amico ad amico, da parente a parente. Non mancava chi leggeva e studiava, in particolare i classici, attingendo così linfa culturale e sapienza da autori che vivevano nel tempo, da sempre e per sempre. Io visitavo sovente la libreria di Gigi Luna, in Piazza Valnerina, e mi nutrivo, incantato, del pensiero di educatori celeberrimi i cui libri, pubblicati dalla BUR (Biblioteca Universale Rizzoli), erano gli unici alla portata delle tasche di mio padre. Li conservo ancora, come sacre reliquie.

Molte persone si impegnavano, dopo la beluinità fascista, nella ricostruzione dell’Italia o nella difesa di valori imprescindibili: democrazia, morale, solidarietà. C’era, ovviamente, anche chi pensava soltanto a propri ignobili interessi. Infatti la vecchia forbice divisoria che connota il genere umano, quella cioè tra uomo libero e cultore di privilegi, era pur sempre presente e, ahinoi, passeranno ancora molti millenni prima che possa sparire. Non era, però, così accentuata come oggi. Una larga base politica esisteva, discuteva, elaborava, inoltrava propri contenuti e proprie proposte (a partire dall’operaio che di domenica discuteva di problemi di lavoro e di incombenze varie con il compagno che gli aveva portato a casa l’Unità, quotidiano del PCI) che sarebbero poi arrivate, gradualmente, fino ai vertici del partito. E così era per gli altri partiti e per le parrocchie (molto indaffarate nella battaglia contro i comunisti, atei e demoniaci), sedi di culto nelle quali si aveva cura dei problemi trascendentali, ma anche di quelli immanenti. C’era ovunque una buona base operativa e un assottigliarsi tenace di cinghie di trasmissione che arrivavano al vertice, alla direzione nazionale, quindi alla parte apicale del partito. Il segretario nazionale era importante, certo, molto più di un compagno o di un amico, ma non era un dio, non era il padrone di tutto, era soltanto il segretario che lottava in funzione di quanto la base aveva discusso, confrontato, suggerito, chiesto.

Tutto questo è sparito! Quel triangolo (o o quel cono o quella piramide, se volete) omogeneo e continuo… non c’è più! La base si è eclissata, inghiottita da paludi mediatiche! Alcuni militanti brancolano ancora nel buio, riciclano vecchi comportamenti e logore maniere di pensare, rendendosi così obsoleti al limite del ridicolo. Altri, da sempre suddivisi tra dieci o più capetti, vivono nel variopinto mercato delle separazioni e delle recriminazioni. Altri ancora si cimentano vantando una piattaforma sul web, ma, nel rispondere sì o no a domande da altri poste, risultano anch’essi eterodiretti. Ci sono poi quelli che si propongono, un giorno sì e l’altro pure, di ricominciare a parlare con i cittadini, ma non ci parleranno mai, perché non sanno cosa dire loro. Infatti, poiché da un uovo di gallina nasce una gallina, non un’oca, cosa vorrebbero dire ai cittadini, le stesse cose di settanta anni fa?

Adesso impera il fine dicitore! L’esperto cioè (direttamente o con personale al seguito) di moderne comunicazioni, il cerretano ciarlatano, colui che vende pozioni medicamentose esclusivamente per il bene comune, non per se stesso né per il suo partito (ci mancherebbe! giammai!), colui che nomina come capo (leader, caporale, capitano, generale…) se stesso, fonda il suo partito e, potendo far conto su centri (quasi sempre occulti o provenienti da accidenti che incorrono, prima o poi, nella giustizia) di enorme potere economico e finanziario, crea la sua base di seguaci, formata tanto dal popolino beota quanto da quello interessato ad arraffare. A costoro spiega dettagliatamente come si deve pensare, anzi (detto alla maniera di De Andrè), spiega loro quello che pensano! Per far presa, poi, si ricorre all’isolamento del faber dal sapiens. Al popolino non interessa la cultura, o meglio, non interessa la ricomposizione delle due culture, ma è catturato da quello che vede a prima vista, da quello che impacchetta il muratore, anche se il fare di quest’ultimo altro non è che un insieme di piccoli fatti scollegati da una visione generale, quella che intuirebbe e genererebbe il sapiens, l’architetto. Un cumulo di sassi non sarà mai una casa, così come un insieme di strade non sarà mai una città. Cosa sarebbe della storia della civiltà senza il Partenone, senza Fidia? Separare le mani dalla mente, il faber dal sapiens, è stato sempre il cavallo di battaglia vincente di tutte le dittature! Sarebbe dunque importantissimo, per il nostro futuro, che si dia inizio ad ampi confronti sui progetti ad esso relativi, oltre, ovviamente, a dare l’importanza dovuta all’arte, alla scienza e ai sentimenti di accoglienza e solidarietà. Si ricordi: Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Questa fenomenale base della civiltà ci è stata donata da un cartaginese, di etnia berbera, che arrivò a Roma come schiavo del senatore Terenzio Lucano e fu poi, ben presto, inserito nel prestigioso Circolo degli Scipioni che lui ha reso immortale. Noi tutti abbiamo, ancora oggi, estremo bisogno di umanità. Di berberi, non di barbari!

L’anno nuovo presenta a molti, dunque, la nuova rosa, con la sua immancabile spina: come ricostruire una base umana, seria, colta e democratica? Questo problema, di natura squisitamente culturale, è quello per cui dovremmo cimentarci, tutti. Io avrei qualcosa da dire e da suggerire, ma molte colpe gravano su di me, eretico e straniero in patria: mi piace l’arte, mi impegno nella filosofia e nella matematica (anche pubblicando libri) e adoro la cultura classica. Non faccio parte di una chiesa né di un partito, non appartengo ad una confraternita né ad un rito massonico, ad un club di mutuo conforto giammai e neanche a qualche scampolo di P2! Non porto cravatte né papillon, le mie scarpe non sempre sono tirate a lucido e non so cosa significhi pettinarsi! Mi ha fatto sempre ribrezzo apparire forte attraverso la forza degli altri o sbraitare ai quattro venti senza creare, da solo, alcunché di concreto: i magazine, ad esempio, che pubblico e che da 18 anni leggete, nascono senza nessun mammasantissima dietro, senza un partito alle spalle (Quel che sono lo devo solo a me stesso!). Ma le colpe vere sono ben altre: aver inanellato centinaia di conferenze, su tematiche varie e non di minimo conto, se pensiamo che affrontai quelle di logica e di linguistica insieme a Tullio De Mauro, problematiche di matematica attraverso miei articoli sul magazine Riforma della Scuola di Lucio Lombardo Radice, tematiche di scienza e filosofia con Dario Antiseri, Don Gianni Colasanti, Sergio Bacci, Albano Scalise. Poi l’insegnamento di matematica, fisica e informatica presso il Liceo Classico di Terni e, per due interi anni, a molti professori universitari dell’Università La Sapienza di Roma e di molti licei Classici e Scientifici di Roma. Ma l’onta che macchia indelebilmente è quella di avere vicino, come amici e collaboratori, una moltitudine eccezionale di persone d’ingegno e di cultura, comprendente tanto i grandi autori che ho iniziato ad amare in gioventù, quanto quelli che oggi vivono all’interno della mia città o fuori di essa. Questo no, questo non può piacere a chi si ispira solo alle puzzonate di grandi fratelli e alla partitica delle dichiarazioni incessanti e grossolane. E così non possono piacere i miei progetti o il mio continuo impegno per unire i Centri della Terra più bella e più ricca del mondo: la Valnerina! Non amo prendere, chiunque sia ad offrire o a donare, prediligo esclusivamente il dare! Ecco, queste mie strane e sospette vicende umane e culturali mi mettono assolutamente fuori gioco rispetto alla brava gente di oggi. La partitica, infatti, ha, al momento, bisogno di altro, ben altro! Se però qualcuno dei miei lettori, di quelli per cui sono ancora importanti cultura, scienza e onestà, o qualche persona onesta di un qualsiasi partito onesto, volessero trovare, in me e nei miei tantissimi e qualificatissimi collaboratori, una sponda per discutere e progettare il futuro del nostro territorio, per costoro, per tutti costoro, saremo sempre disponibili perché avremmo moltissimo da dire e da dare! Spero quindi di non rimanere isolato anche se, quando si tratta di operare per il futuro, spiegare cosa è prevedibile e sarebbe possibile realizzare, costruire progetti, esporre propri contenuti e proprio sapere, allora, normalmente, ci si nasconde dietro una gragnola di lamentele, si inveisce, ci si scandalizza e si invocano le Erinni: qualsiasi cosa, pur di non fare niente di utile e di tirare a campare! Qualsiasi cosetta, pur di far fare agli altri per poterli criticare poi o pur di fare tanto per fare o per far vedere che si fa! Ma, al di là e al di sopra di quanto detto, il vero problema, per i buontemponi, è che, prima di prendere qualsiasi decisione, DEVONO conoscere gli oroscopi per l’anno che verrà!
MOLTISSIMI AUGURI!

Giampiero Raspetti

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