Il potere della musica

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Che sia musica classica, rock, leggera, etc. finanche trap (personalmente inorridisco all’idea di includerla nella categoria, ma non c’è dubbio che c’è a chi piaccia!), ogni appassionato conosce bene il potere della sua musica, perché questa può trasformare un momento ordinario in qualcosa di magico, può fornire conforto, rilassamento e molto altro ancora.

Fin da tempi antichissimi, basti pensare che anche i grandi filosofi del passato come Pitagora -inventore delle note musicali-, Socrate e Aristotele la studiavano con attenzione, la musica ha accompagnato la storia dell’uomo ed ha interpretato le diverse situazioni storico-sociali: nell’Illuminismo con Mozart, nel Romanticismo con Schubert, ad esempio.
Non si tratta solo di puro intrattenimento. Secondo gli esperti possono essere individuati diversi modi in cui la musica agisce su di noi.

Ci sono varie affermazioni legate alla musica che studi realizzati negli anni hanno avuto modo di confermare. Innanzitutto, si parla di miglioramento del quoziente intellettivo verbale e delle abilità visive: infatti, uno studio condotto nel 2008, su un campione di bambini tra gli 8 e gli 11 anni, ha mostrato che chi aveva precedentemente frequentato corsi di musica aveva sviluppato un quoziente d’intelligenza verbale e abilità visive superiori rispetto a chi non aveva una formazione musicale. Poi, l’ascolto attivo può migliorare l’umore: in uno studio del 2013, i partecipanti che ascoltavano una composizione classica allegra di Aaron Copland sforzandosi attivamente di essere più felici sentivano il loro umore migliorare a differenza di coloro che la ascoltavano passivamente. Ciò suggerisce che impegnarsi attivamente nell’ascolto della musica può amplificare il potere dell’esperienza emotiva vissuta.

Cantare insieme unisce: dal momento che la musica è spesso un’attività con un risvolto di natura sociale, cantare o suonare insieme può aiutare le persone ad avvicinarsi fra di loro. Uno studio condotto nel 2013, su un campione di quasi mille studenti finlandesi ha rilevato che coloro che avevano partecipato a corsi di musica provavano una maggiore soddisfazione nei confronti della scuola e in quasi tutte le aree scolastiche, anche quelle che non erano strettamente legate alla musica. La musica ha effetti sulle patologie cardiache: infatti sembra che possa aiutare le persone ad affrontare lo stress e l’ansia associate con i trattamenti per le malattie coronariche. Una review del 2009, di 23 studi che hanno coinvolto quasi 1500 pazienti ha mostrato che l’ascolto di musica riduceva la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e l’ansia nei pazienti con malattie cardiache. Anche ascoltare musica triste ci fa sentire meglio: uno dei motivi più rilevanti per il quale le persone amano la musica è che funge da “regolatore emotivo” perché può avere un effetto catartico.

La musica fa vedere volti felici: sono sufficienti 15 secondi di ascolto di un pezzo musicale per cambiare il nostro modo di giudicare le emozioni sui volti delle altre persone. Le persone tendono infatti a proiettare il tratto emotivo che attribuiscono alla musica che stanno ascoltando sui volti delle altre persone. Ed infine, i bambini sono nati per ballare: uno studio condotto nel 2010 ha mostrato che i bambini già nei primi mesi di vita ballavano spontaneamente tutti i tipi di musica e che coloro che andavano più a tempo sorridevano anche di più. Probabilmente la propensione alla musica è davvero parte del nostro DNA.

Alessia Melasecche
alessia.melasecche@libero.it

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