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Un museo diffuso, la città di Terni

Il mio ostinato e appassionato attaccamento alla città di Terni e al territorio che la circonda mi spinge a ricercare e far conoscere quello che io chiamo un museo diffuso, intendendo con questo una serie di elementi che non sono solo quelli dell’arte o dell’archeologia o dei monumenti, ma anche l’ambiente e il paesaggio, il sistema urbano dei cento paesi per lo più arroccati in collina, la disponibilità all’accoglienza, l’eccellenza dell’enogastronomia, tutto ciò che è una componente essenziale dell’identità di questa parte d’Italia ed è, soprattutto, un elemento culturale.

Terni e il suo circondario non sono, e non possono essere, luoghi di turismo di massa. A questo concetto si avvicina a mala pena la Cascata delle Marmore con circa 400.000 presenze. Per renderci conto della diversa portata del flusso turistico nello stesso periodo ricordiamo che la Galleria degli Uffizi di Firenze ha circa 2 milioni di visitatori.

Noi però non puntiamo su un turismo di massa, non vogliamo file chilometriche e congestione dei siti da visitare. Desideriamo un turismo di qualità e differenziato che sappia fornire elementi di conoscenza e di relax insieme, che sappia far apprezzare le diverse eccellenze e le peculiarità del territorio. Sotto questo profilo l’Umbria e le città d’arte dell’Umbria sono in una posizione privilegiata.

Infatti i grandi flussi turistici sulle maggiori città d’arte (Firenze, Venezia, Roma ecc.) non solo hanno creato fortissimi disagi alla fruizione dei loro beni culturali -pensate all’affollamento dentro le sale dei musei con la ridotta possibilità di fruire della bellezza dell’opera d’arte, o all’intasamento di gondole nei canali di Venezia- ma hanno anche depauperato quella dei centri minori e dei percorsi alternativi.

A questo proposito ricordo che oggi gli esperti del settore, denunciano i grossi rischi nel turismo di massa, perché l’aumento incontrollato dei flussi di visitatori e la conseguente congestione dei siti, non solo crea disagio per la fruibilità del luogo, ma causa altresì alterazioni ambientali e perdita dell’identità culturale della comunità locale. Propongono pertanto nuove forme di approccio al territorio e parlano di ecoturismo, di turismo sostenibile, di turismo responsabile e solidale.

Senza volerci addentrare in queste classificazioni, ritengo che proprio il nostro territorio e l’Umbria più in generale, siano i luoghi ideali per vivere il viaggio e la vacanza in una maniera diversa, stimolante, completa, avvincente e al tempo stesso intima e confortevole.
Il motivo risiede proprio in quello che definisco con il termine museo diffuso.

Il museo diffuso è un percorso tra arte, archeologia, natura, tradizioni, eventi, gastronomia. È un viaggio che non è solo scoperta di luoghi, ma di culture, di sapori, di tradizioni, di paesaggi: insomma dei beni culturali di un territorio.

Nel nostro territorio è possibile ritrovare un insieme di tutto questo e, soprattutto, una dimensione del vivere che difficilmente ritroviamo altrove. Questo perché, a parte la città di Terni -che comunque non è una metropoli- nel territorio vi è una diffusa presenza di borghi a bassa densità di popolazione. Soprattutto hanno una storia ed un’identità uniche: sono ricchi di monumenti, di opere d’arte, di tradizioni per lo più sconosciute.

Potrei fare un elenco di siti archeologici e artistici da scoprire e far scoprire al turista: mi riprometto di farlo nei prossimi articoli per fornire la conoscenza del grande patrimonio di beni culturali presenti e per ricordare che ci sono itinerari alternativi rispetto ai siti tanto frequentati che possono soddisfare tutte le esigenze del viaggiatore. Per ora desidero far notare come questo insieme di testimonianze storiche, di piccoli centri, vivano e prendano forza da un paesaggio che è la misura della bellezza di questo territorio.

Un succedersi di alti monti (Anne Miller le definì le “catene adamantine”), di sinuose colline, di boschi e corsi d’acqua, si alternano a estesi vigneti e uliveti, a campagne coltivate. Quei borghi occhieggiano tra il verde, con le loro torri e le loro mura a ricordarci le antiche e orgogliose municipalità medievali di cui conservano gelosamente assetto urbano, tradizioni, saperi. Come dice lo storico ottocentesco A. Federico Ozanam queste piccole città: “sono appese alle loro rocce o si riposano nelle valli, ancora tutte merlate, piene di ricordi classici e religiosi, orgogliose di qualche santo di cui conservano le reliquie o di qualche grande artista di cui conservano le opere”.

Sono luoghi dove il paesaggio si fonde con la spiritualità di questa terra. Non solo perché è ricco di chiese, abbazie, santuari, edicole votive, luoghi di culto e santi di grande fama (san Valentino, san Francesco, san Benedetto, santa Rita), ma soprattutto perché è la stessa natura, quel continuum di verde, di colline, di rocce, di vallate e di acque fresche che induce l’animo a riflettere, a placarsi, a ritrovare una dimensione umana.

Una natura poi che è soprattutto emozione perché si rimane stupefatti di fronte alla bellezza del paesaggio e a tanti panorami mozzafiato, come si rimane attoniti percorrendo il silenzio dei sentieri di montagna -e sono numerosi- che percorrono il territorio scoprendo angoli e scenari inusitati.

Come non ricordare l’emozione potente che prende di fronte alle acque della Cascata delle Marmore, quella che poi ti conduce per mano negli anfratti più reconditi della natura, nei sentieri che la percorrono portandoti quasi a contatto con l’acqua stessa e con l’arcobaleno che sempre si inarca tra la spuma e il verde. Un sentimento più pacato, più dolce ti prende guardando le acque placide del lago di Piediluco dove si specchiano le casette colorate dei pescatori, la Rocca diruta e la perfetta piramide della montagna dell’Eco. Ti senti un’aquila che si libra nel cielo quando ti affacci dall’altura di Sant’Erasmo e la vista spazia sull’ampia conca ternana e intanto stupisci per quelle possenti mura preromane che per una lunghezza di oltre 40 metri racchiudevano un’antica arce. Non è dissimile la vista che si gode da Miranda – il toponimo ricorda che da qui c’è una vista ammirevole- e, soprattutto di notte, ti sembra di risiedere tra le stelle.

Concludo con due brevi citazioni dei viaggiatori del Grand Tour che inneggiano alla bellezza dei luoghi, sperando di convincere qualche turista a venire a ritrovare in questo territorio quella dimensione umana che si è persa nei siti del turismo di massa.

Valery Pasquin-1847: La strada fino a Terni, attraverso una campagna piantata di olivi, e con la doppia vista delle verdi pianure dell’Umbria e le cime boscose dell’Appennino, ornati tutti e due in lontananza di bianche abitazioni che risaltano su questo sfondo, diventa sempre più aggraziato e magnifico.

F. L. Stolberg, 1750: L’intera area ricorda la Svizzera, se non fosse per i vigneti e gli ulivi, simbolo del clima più mite che c’è in Italia. Le montagne sono fantastiche e selvagge, ma accoglienti nel loro stato naturale; la valle profonda su cui scorre il Nera così fragorosamente, dopo la cascata, ha così tanto fascino che l’attenzione spesso si distoglie dallo spettacolo grandioso della cascata stessa.

Loretta Santini

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