Maggio
Giampiero Raspetti
Mese delle rose, da Maia, dea della fecondità. Poi Maria. Per l’Urania di Ovidio è il mese dedicato agli anziani. Che si rispettavano e si onoravano.
Chi avrebbe osato in presenza di un vecchio trattare argomenti di cui si possa arrossire?
Assolutamente impensabili turpiloquio e vilipendio nei confronti di una novantanovenne (leggere i blog di alcuni giovinastri o rifarsi a pillole parlamentari). Che poi l’anziana donna, Nobel per la medicina, si chiami Rita Levi Montalcini e costituisca, per le sue immense doti morali e per le straordinarie conquiste scientifiche, uno dei maggiori vanti, in assoluto, del nostro paese, è addirittura secondario.
Non può non riaffiorare alla mente la stupenda Ipazia ed il suo tristissimo martirio, turpitudine dell’abietto Cirillo. Risulta con evidenza, oggi più che mai, che chi non riesce proprio a capire alcunché, poniamo della matematica, s’apparenta con altre nullità per tentare di resettare le menti, illustri o meno, che ben la comprendono. Non è puramente un nondum matura est! Questi giovani, però, li abbiamo satollati noi con cibo avariato! Non solo la tv è cattiva maestra, ma, grazie alla potenza tecnologica di cui disponiamo, massicce sono le inoculazioni di indegnità morale e culturale, tal che molti di essi vengono infarciti con insulsaggine, livore e... voglia di far da velina.
Quanti anziani oggi possono guardare i giovani, quelli seri, educati e rispettosi, senza arrossire?
Cosa lasciamo, infatti?
Lasciamo, a moltissimi loro compagni, dei mostri mentali quali la noncuranza per la cultura, il disprezzo per la scienza, l’assenza di ideali, la mancanza di senso di responsabilità, il poco ardimentoso schierarsi con i più ricchi e potenti, qualunque sia la divisa morale di quest’ultimi.
Mostri sociali quali la corruzione, la rincorsa alla prostituzione, l’aspirazione ad una vita frivola e sbeffeggiante, l’ansia per il consumo di oggetti privi del minimo significato.
Mostri ambientali quali il degrado della natura, l’accumulo di veleni innaturali, la difficoltà a ripulire il cosmo (cosmeo, nettàre, da cui cosmetica) senza esercitarci sopra sfruttamento e businnes, la non equa distribuzione delle acque e dei prodotti della terra.
Questione morale, si diceva. Oggi la questione è soprattutto culturale. Con riferimenti precisi alla dignità dell’uomo. I padroni del vapore sono oggi, nel mondo (mundus, cioè pulito), fondi di vetro imbellettati, dai quali niente può nascere, se non volgarità e sconcezza. Non sono rose, non fioriranno.
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