CERCAMI …ACCANTO

PER TE AMOR MIO   jacques Prevert

Sono andato al mercato degli uccelli e ho comprato uccelli per te amor mio
sono andato al mercato dei fiori e ho comprato fiori per te amor mio             
sono andato al mercato di ferraglia e ho comprato catene pesanti catene per te amor mio
e poi sono andato al mercato degli schiavi e t’ho cercata ma non ti ho trovata amore mio

eppure io c’ero, solo i tuoi occhi non mi hanno vista.

C’ero, da sempre rannicchiata in qualche angolo di mondo nel tentativo di essere invisibile per non essere trovata.

Ci sono stata fin dalla prima scintilla di vita e …per dare VITA

La mia esile figura, le movenze così diverse dalle tue sono state il mio tormento e il mio destino crudele: non potevo difendermi, non ne avevo la forza e neanche il coraggio perché ci vuole coraggio nell’affrontare il nemico che ti vuole schiava, in suo potere, per dominare la carne ed annullare l’anima.

Inutile dimenarsi, scappare perché, quando si va a caccia, la preda va sempre riportata a casa e l’uomo, nel vortice del suo istinto più brutale, trionfa nell’intento, ma rinnega la sua essenza di uomo. In ogni parte del mondo, in ogni possibile tempo remoto, passato o appena vissuto, la donna è stata un’ambita preda.

Campi di grano hanno urlato al vento gli scempi che avvenivano su giovani fanciulle, pagliai e fienili hanno raccolto il pianto di donna, alcove incestuose sperdute ovunque nei casolari di campagna.

Con lo scorrere del tempo la società si evolve e, ormai alle soglie del ‘900, dalla terra ingrata alla città accogliente dove una “catena di montaggio” apparve fonte di speranza, di emancipazione, di riscatto.

Fiumi di donne in fabbrica, un esercito di donne agli ordini di “gendarmi”, nel luogo di lavoro ed in casa.

Quanto cammino ancora da fare se certi abiti diventano per le donne una prigione con una rete a livello di occhi, esattamente come le inferriate di una cella: “catene, pesanti catene “per le donne arabe annullate in nome di un volere divino che sembra vergognarsi della sua creatura tanto da volerla nascondere.

Un velo nero davanti agli occhi e alla coscienza per tollerare la pratica della infibulazione su creature nate con la colpa di essere femmine.

Quanta crescita morale ed intellettiva ancora per abolire le barriere mentali che mantengono in vita, in certe terre d’oriente, il rito della “Kumari”, la bambina prescelta come reincarnazione della dea indù Taleju, dopo aver superato dure prove a livello fisico e psichico. Sarà dea finché le prime tracce della pubertà, la renderanno impura. Piccola “Vestale” a cui negare il diritto di vivere la propria infanzia, di mantenere la propria identità, condannata ad una vita irreale, per sempre legata alla dea, precludendole a volte anche una famiglia.

In questo mondo, dove la follia umana è dietro l’angolo pronta ad esplodere, si contrappongono stili di società diverse ed opposte, culture fondate sul diritto dell’essere umano a vivere nella condivisione dei ruoli, diritto che esclude ogni tipo di sopraffazione.

poi sono andato al mercato degli schiavi
e t’ho cercata
ma non ti ho trovata
amore mio

…sì perché ho saputo lottare, ho penetrato i posti di potere, ho cambiato il volto della storia per dare a me stessa il ruolo di protagonista, Sono stata, sono ancora, qua e là, vittima, ma non schiava,

Non mi hai trovato, ma, a guardar bene, avresti dovuto vedere te, perché, al mercato degli schiavi, ci sei sempre stato tu ogni volta che hai dato sfogo agli istinti, che hai voluto usare la forza per dominare, che hai considerato la tua donna come una preda.

Sandra Raspetti