CAMBIAMENTI EPOCALI

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Quanti e quali sono stati i cambiamenti epocali che hanno provocato rivoluzioni nel sistema vitale terrestre? Mi riferisco alle grandi evoluzioni, a quelle che in maggior misura sconvolsero e trasformarono tutto. Se, prima di 15 miliardi di anni fa, periodo il cui inizio è noto come Big Bang, sia esistito qualcosa, la dimensione tempo stessa, non sappiamo, né forse sapremo mai. Tutto ciò non stimola la mia sempre viva curiosità conoscitiva; certamente, però, spunterà un folto gruppo di buontemponi che, definendosi disinvoltamente conoscitori di tutta la verità, cercheranno, attraverso la logica baraccone da fiera, di spargere predicozzi sul periodo vuoto, proprio come un beduino del deserto detterebbe regole per catturare orsi polari. Circa 13 miliardi di anni fa, ci fu una prima rivoluzione, la formazione cioè di strutture che chiamiamo atomi (a-tomos, senza tomi, non suddivisibile), che formarono poi delle molecole. Per capire più in profondità, non necessita alcuna magia né l’intervento di qualche istrione, ma solo la presenza di un’altra disciplina amica, la chimica (chymia, dal verbo fondere, scorrere), liberata dai suoi inizi al-chemici (al, il, da cui il termine di origine araba). Una successiva rivoluzione, intorno a 4 miliardi af, durante la quale alcune molecole si combinarono venendo a formare strutture particolarmente complesse chiamate organismi. Moltissimo tempo dopo, circa 6 milioni af, ci fu una separazione tra scimpanzé ed umani e quest’ultimi cominciarono ad osservare il cielo, sede poi presunta, per millenni, di divinità varie, ma anche di oggettistica la più disparata, a seconda delle particolari inclinazioni degli inventori. Spuntarono anche qui dei figuri del tutto inclini a prendere per i fondelli la fascia più ignorante del cosiddetto homo sapiens, l’homo primordialis cioè. Si fanno chiamare astrologi, quelli che danno luogo a speculazioni ridicole e infantili intorno agli astri i quali, poveretti, assistono stupiti e stomacati! Ma, per fortuna, molti di noi hanno cominciato a capire ed amare l’astronomia (astron nomos, leggi relative al movimento delle stelle). Circa 300.000 af ci fu una importantissima rivoluzione: l’uso quotidiano del fuoco. Poi, intorno a 70.000 af, gli organismi appartenenti alla specie homo sapiens cominciarono a formare strutture molto elaborate chiamate culture, che apportarono grandissimi cambiamenti. La rivoluzione agricola partì intorno a 12.000 af e introdusse domesticazione delle piante e degli animali, dette luogo ai primi insediamenti permanenti, ad una catena inesauribile di attività e scoperte ed anche alla creazione di manifatture artigianali. Poi (5000 af) prime forme di scrittura, prime monete, prime religioni politeiste. La rivoluzione cristiana (2000 af), quella islamica (1400 af), 500 af la rivoluzione scientifica, 200 af, quella industriale.

Si può adesso chiaramente osservare come le cosiddette rivoluzioni adducano conseguenze durate, dapprima millenni, poi secoli, poi solo decine di anni. Attualmente il problema è molto diverso e, per tutti noi, drammaticamente accelerato! Adesso i cambiamenti si sviluppano e generano ripercussioni nei brevissimi periodi: un mese o, anche, solo qualche giorno! Se non saremo in grado di capire e di utilizzare bene, almeno in parte, la grandissima rivoluzione in atto, saremo destinati ad operazioni minime, di pura sopravvivenza.

La vita reale niente ha a che vedere con le forme eterne, presenze di un mondo intelligibile che pretende di ridurre quello sensibile a copia di una esistenza che sta altrove. Platone (Timeo, V, 28a) afferma: Tutto quello che nasce, di necessità nasce da qualche cagione, perché è impossibile che alcuna cosa abbia nascimento senza cagione. Questo dogma (vera e propria tautologia) si cerca ancora di inculcare nella mente degli sprovveduti, anche se la scienza lo ha da tempo falsificato, dimostrando chiaramente come tutto possa nascere spontaneamente.

Dobbiamo ad Aristotele, uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi, la forma conoscitiva che l’uomo ha poi seguìto in tutto il suo corso vitale e in tutte le rivoluzioni che ha attraversato. Lo stagirita riporta sulla terra quello che il suo maestro aveva posto nell’iperuranio (iper, sopra – ouranos, cielo stellato) e indica come realtà vera quella che noi tutti percepiamo attraverso i sensi: Tutti gli uomini sono protesi alla conoscenza, ne è un segno evidente la gioia che essi provano per le sensazioni, giacché queste sono amate di per sé, e più di tutte le altre è amata quella che si esercita mediante gli occhi (Metafisica, A, 980).

Oggi chi vuol capire quello che è avvenuto, ricorre ad una disciplina stupenda, la fisica (phýsis, studio della natura corporea), i cui inizi sono stati lungamente scritti proprio dal fondatore del Liceo.

Socrate, Platone, Aristotele: quanto ho dialogato con loro! Ma ancor più con Pitagora, filosofo, matematico, astronomo, politico, profeta, taumaturgo, che non ha mai smesso di influenzare tutti e che oggi balza ancor più prepotentemente agli onori delle cronache mondiali.

Pitagora (Pitius agorà, voce di dio, figlio di dio) ordinò tutto l’esistente sotto unica regìa, quella del numero.

Tutte le cose conosciute posseggono un numero e nulla possiamo capire con la ragione senza di questo. L’Uno è il fondamento di tutte le cose (Filolao). Chiamò questo ordine numerico cosmos (cosmo, cosmetica). Ebbene sì, oggi qualsiasi pur piccolo elemento esistente (fenomenico o, come dirò, noumenico) è univocamente rappresentabile da numeri! Digitalizzazione è adesso il suo nome!

Non solo logica e analisi numerica compiono passi da gigante; un’altra disciplina, completamente libera da retaggi mistici o truffaldini, si impone sempre più. Mi riferisco alla biologia (bios logos, studio della vita) che oggi arriva a concepire gli organismi come algoritmi[1] biochimici[2], trasformando così, con il conforto della matematica, il mondo reale. Oggi la digitalizzazione (digit, cifra, da digitus, dito) riesce ad interpretare rigorosamente sia gli algoritmi biochimici sia quelli matematico-digitali. Micro e macro organismi, masserie e città, semplici idee o corposi teoremi rappresentano solo differenti oggetti, tutti rappresentabili numericamente e quindi omologabili come dati. è bene ricordare, al proposito, Leibniz: Quando sorgeranno controversie sarà sufficiente che due filosofi si dicano: calculemus! [non decidemus!] (De arte combinatoria, 1666). Fin quando l’empiria dei dati era controllabile, abbiamo ricavato conoscenza dai dati stessi, proprio come suggerito da Pitagora e da Aristotele e da tale conoscenza è derivata l’attività intellettuale che ha accresciuto benessere per l’umanità. Adesso però i dati sono tanti, troppi e, per effetto delle limitate possibilità cerebrali dell’uomo, si pensa possa essere quasi impossibile saperli governare tutti. Sta allora nascendo l’esigenza di affidare scienza e conoscenza ad algoritmi digitali, le cui capacità eccedono di gran lunga quelle del cervello umano. Chi muove la ruota dei cambiamenti concepisce ormai l’economia come una macchina per raccogliere dati, con particolare relazione alle necessità e ai desideri stessi, al fine di trasformare, questi dati, in decisioni operative. Dubbi e perplessità incalzano: saranno molti i centri di elaborazione e i relativi concessionari di conoscenza o ne resterà uno solo? è questo lo stesso problema che presenta la politica, la rivalità cioè tra chi sostiene più e chi meno Stato! Io propendo per una elaborazione dati distribuita in innumerevoli centri, non centralizzata: non sono con Orwell e il suo Grande Fratello. Sull’immenso problema però non si può far finta di niente. La separazione tra uomini e macchine si fa sempre più labile e sarà in grado di scompaginare la vita umana stessa!

Per la crescita di un territorio, la cosiddetta banda larga  e  i  livelli  di  connessione  conseguibili,  sono oggi

comunque essenziali, al pari del bisogno stesso di ossigeno e del relativo abbattimento della CO2.

La digitalizzazione ci porterà verso un nuovo universo di condivisione generalizzata, come il commercio on line, il finanziamento collettivo, il coinvolgimento della folla per raggiungere un obiettivo comune ed anche verso nuove forme di creatività e di intelligenza collettiva. Ma, ancor prima che la rappresentazione digitale prenda totale sopravvento, occorre capire e, soprattutto, prevenire. C’è, in particolare, qui in Terni, da promuovere nuove attività lavorative ed assistere chi ancora cerca di operare in quelle che i nuovi tempi stanno dissolvendo.

Serrande ultraserrate, aziende falliscono, aziende licenziano. E, ancora, negozi e attività varie in procinto di chiudere. Elargiamo ricchezza, molta, ad altre città per l’Università dei nostri figli che, acquisita la laurea, non troveranno mai lavoro in Terni. Negozi e appartamenti vuoti deprezzano tutto e ci procurano danni enormi, da anticamera di un fallimento totale. La situazione peggiorerà ancora, purtroppo, ma è certo che la digitalizzazione, a condizione che ci siano persone responsabili in grado di intuire il futuro e che, al contempo, non diano luogo a sciocchezze fuorvianti e a varie amenità, favorirà terre come le nostre in cui, accanto alla possibilità di rispondere degnamente ai nuovi lavori e alle nuove professioni, si ha la felice opportunità di vivere bene anche l’altra parte che ci distingue come esseri umani, la convivialità. Sono dunque molti i nuovi fronti sui quali intervenire, mentre i tempi e i prodotti dei datisti o digitaliani ci assediano. Dobbiamo, però, intervenire subito e insieme. Chi ha lana filerà, chi non ha lana filerà via, fatalmente e finalmente!

La digitalizzazione sarà particolarmente utile per noi, proprio perché, grazie ad essa, potremo seguire lavoro e azienda, mentre respiriamo aria pulita, davanti a paesaggi mozzafiato o mentre cerchiamo funghi o tartufi. L’attrattività del nostro territorio assumerà dunque connotati pratici, che si aggiungeranno a quelli arcadici, paradisiaci, romantici. Ma si avrà ancora bisogno di cultura, socievolezza, sacralità, cordialità, buon cibo, tranquillità, proprio tutto quello che il generoso gruppo di studio e di ricerca che mi onoro di coordinare individua, classifica e disegna mentre elabora e prospetta il futuro di Terni e della sua terra, quella del vero Valentino. Proprio qui, nel nostro territorio, ci saranno i massimi effetti della digitalizzazione, perché qui si vive nel sole, contornati da ambienti incontaminati, quelli stessi che favorirono la presenza dei tanti monaci per formare la nuova Tebaide. E, se saremo in grado di capire l’assoluto pregio delle nostre ricchezze, assisteremo, proprio qui, nella rinnovata Valle Incantata, qui, nella terra di Valentino, ad una moderna immigrazione, non solo di amati fraticelli, ma di pregiatissime famiglie, intelligenti imprenditori, colti turisti. Che Valentino e la digitalizzazione siano con noi!

[1] Algoritmo è un elenco di prescrizioni, una ricetta, se vogliamo. Questo nome è un enorme dono che abbiamo ricevuto da Leonardo Fibonacci allorché importò dall’Arabia (anno 1202) la numerazione posizionale (diffusa da noi solo 250 anni dopo, in quanto, provenendo dal coltissimo mondo arabo, non fu accettata, fino al limite del possibile, dal cattolicesimo) e l’algebra stessa (al giabr, il porre – nei due piatti della bilancia), insieme al ricordo del suo grandissimo autore, Abū Jaʿfar Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, matematico, astronomo geografo persiano, in onore del quale, si coniò poi, in Italia, la parola algoritmo, sostantivo oggi tranquillamente conosciuto e diffuso.

[2] La biochimica studia le reazioni chimiche che danno origine alla vita, quindi indaga la struttura e le trasformazioni dei componenti delle cellule e la loro funzione all’interno degli organismi; descrive quindi alcune procedure per lo sviluppo della vita.

Giampiero Raspetti

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