Acquaponica, allevamento e coltivazione del futuro

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L’acquaponica è un sistema di produzione ecosostenibile innovativo

L’acquaponica è un sistema di produzione ecosostenibile che coniuga insieme l’acquacoltura, ovvero l’allevamento di specie animali acquatiche, e l’idroponica, cioè la coltivazione di vegetali senza l’impiego di terra.

Integrazione perfetta di due sistemi di produzione ben collaudati, massimizzandone le qualità individuali per produrre cibo dall’alto contenuto proteico, coltivazione di diverse specie vegetali, consumo di pochissima acqua e suolo, in un sistema chiuso ed autosufficiente.

Grazie ad una ricerca iniziata più di trenta anni fa prima negli Stati Uniti e successivamente in Australia, è diventato oggi possibile produrre gamberi di fiume nel giardino di casa oppure allevare pesci commestibili o ornamentali coltivando allo stesso tempo pomodori, zucchine, basilico ed insalata direttamente all’interno di strutture chiuse e coperte in pieno centro storico cittadino, senza avere bisogno né di terra né di una fonte d’acqua continua e consistente.

Nulla di miracoloso, ancora una volta la tecnica e la tecnologia ci sono venute incontro, grazie alla messa a punto di efficaci sistemi a ricircolo e recupero dell’acqua che lavorano in sinergia con apparati bio-filtranti vegetali. Il tutto completamente naturale. Ovviamente, questi sistemi di ricircolo possono essere dimensionati per poter soddisfare sia le esigenze alimentari ed economiche di una singola famiglia, sia le aspettative più ampie della produzione commerciale, per la fornitura di specie acquatiche e vegetali commestibili ai mercati locali, ai supermercati, ai ristoranti, etc. durante tutto l’anno.

Ma quali sono le specie allevabili/coltivabili?

Alcune tra quelle ittiche sono: trota, pesce gatto, carpa, gamberi di acqua dolce, etc. e poi svariati pesci ornamentali. Tra quelle vegetali abbiamo: lattuga, carota, basilico, sedano, pomodoro, piselli, spinaci, melanzana, peperoncino, fagiolini, fragole, erba cipollina, cetriolo, zafferano, etc. e poi svariate piante ornamentali.

Molteplici le testimonianze positive da più parti del mondo. Nel 2012, negli Emirati Arabi, nazione che importa circa l’85% del cibo a causa dell’oggettiva difficoltà di coltivazione del territorio, è stato inaugurato il Baniyas Center, il più grande impianto di acquaponica al mondo. A regime è in grado di produrre ben 200 tonnellate di pesce e 300 mila cespi di lattuga ogni anno, contribuendo a ridurre il ricorso all’importazione fornendo una maggior sicurezza alimentare per la nazione. Inoltre, grazie allo specifico sistema di riciclo dell’acqua, la stessa rimane utilizzabile per almeno un anno all’interno dei serbatoi senza che la si debba sostituire.

In Giappone, i sistemi acquaponici sono stati installati nei sotterranei di alcuni grattacieli o in locali adiacenti a ristoranti biologici e contribuiscono a fornire cibi freschi a chilometri zero. Negli Stati Uniti, sono nate vere e proprie fattorie acquaponiche urbane, che hanno consentito il recupero di edifici in disuso riconvertendoli e rendendoli il centro produttivo di farmer market, ovvero i mercati contadini dove si vende dal produttore al consumatore, che possono offrire oltre ai prodotti vegetali anche quelli ittici. I vantaggi sono evidenti, tanto che la NASA ha individuato nell’acquaponica uno dei sistemi ecologici più promettenti per produrre cibo nelle future stazioni spaziali in orbita o sulle future basi lunari e marziane.

Per molti di noi, abituati all’orto di casa o comunque al fornitore locale di verdure, quel progetto appare abbastanza fantascientifico, ma se consideriamo che gran parte degli ortaggi che consumiamo consuetudinariamente sono già prodotti in serra con tecniche sofisticate e fertilizzanti chimici e che talvolta i terreni su cui sono stati coltivati sono più o meno inquinati, il passaggio all’acquaponica potrebbe però non essere così futuribile.

Alessia Melasecche
alessia.melasecche@libero.it

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